«Antonio Serguidi.»


L'arme trovai in casa, nè avevo punto mestieri falsarla, commettendo opera infame per fine da nulla, imperciocchè la si trovi murata nel mastio della Fortezza Vecchia di Livorno, come tutti i Castellani costumavano fare, e nelle sepolture della mia famiglia nella Chiesa di Santa Caterina di Pisa, dove si legge questo epitaffio:

Sepulcralem hunc lapidem
Quem mortalitati consulens
Sibi suisque vivens posuerat
Franciscus Guerratius Philos.
Ac Medicinæ Doctor
Templi incendium consumpsit
Ardens Camillæ Guerratiæ
In Patruum amar restituit
Anno Reparatæ Salutis
MDCLXV.

E dell'Accademia Pisana fu non volgare ornamento Pietro Guerrazzi professore, dichiarato cittadino fiorentino. Turpi sieno, o innocenti, ed anche puerili, le giunterie non sono da me, neppure per fabbricare una insegna. Filippo Guerrazzi nell'arme sua pose i cannoni, perchè Commissario di artiglieria; Guerrazzo la croce di Santo Stefano, e la mitra Monsignore Vincenzo di Domenico Guerrazzi, dell'ordine di Sant'Agostino di Lecceto, promosso al Vescovado di Borgo San Sepolcro, quale non potè conseguire stante la morte immatura. — (MS. citato di sopra.) — Il costume porta di stampare la insegna di famiglia sopra i polizzini da visita, e ve la posi ancora io, non temendo davvero commettere delitto di lesa maestà repubblicana; in ogni caso spero non venire condannato alle gemonie per questo. Riguardo poi alla nobiltà il signor Vecchi, se veramente desidera conoscere quello che io ne senta, potrà riscontrarlo, purchè lo legga davvero, nel Capitolo XV dell'Assedio di Firenze, dove troverà che io ne professo la opinione stessa, che ne aveva Dante:

«Ben se' tu manto che tosto raccorce,

Sì che, se non s'appon di die in die,

Lo tempo va dintorno con le force.»

E colà dico, che parmi ostentazione di vanità disprezzarla, come pregiarla troppo; e che ai nati da lignaggio reso illustre dagli avi per atti di mano e d'ingegno la chiarezza del sangue impone obbligo grande di continuare la bella trama che eredarono ordita. In quanto a me, ripeto che vengo da agricoltori e da soldati, e pongo fine a simili quisquilie, a cui mi condusse la necessità di lavarmi dalle disoneste imputazioni di falsità, che il signor Vecchi non ha dubitato appormi nel suo libro, che pure intitola: — Storia!