«Così cadde Firenze, e, che peggio è, cadde vituperosamente; vituperosamente non pel suo Popolo che l'Italia aveva amato, come quello di tutti gli altri Paesi, ma per le stolte e ambiziose tergiversazioni di un uomo che portò il pessimismo dei suoi scritti nella vita politica[799], e per lo zelo di una gente fredda, egoista, inconsiderata, che non comprese come, ostando al movimento nazionale, diveniva per necessità l'alleata dei Tedeschi.

«Era serbato a quell'inclita città il vedere quindi una Convenzione stretta col nemico d'Italia per l'occupazione della patria, e il vedere un Corsini ad apporre il suo nome in un patto, che convertiva una provincia italiana in un feudo tedesco.

«La Storia, che giudicherà gli uomini e gli atti di questa età dolorosa, saprà dispensare imparzialmente le lodi e l'infamia[800]


Seguono due libri entrambi stampati da Felice Le Monnier, il quale si è fatto Editore del pari della mia Apologia, onde si può dire di lui quello che gli antichi narravano della lancia di Achille, la quale sanava le ferite che faceva.

«Vulnus Achilleo quæ quondam fecerat hosti

«Vulneris auxilium Pelias hasta tulit[801]

La prima ha titolo: «Gli ultimi Rivolgimenti Italiani; Memorie storiche del signor Marchese F. A. Gualterio di Orvieto. — Firenze, 1850-51.» Quando di queste Memorie mi pervenne notizia, ne augurai subito male, talchè nel 9 gennaio 1850 ebbi a scrivere al mio Difensore signore Avvocato Tommaso Corsi: «Ricordi quello che si narra di Alessandro Macedonio, quando Lisimaco gli leggeva certa storia di strani gesti operati da lui? È fama che Alessandro, interrompendo Lisimaco, esclamasse: e dove eravamo noi quando facevamo sì stupende cose? — Questa storia mi si affacciò alla mente più volte leggendo le mille gagliofferie e perfidie stampate sul conto mio; però a imitazione di Alessandro mi sono stretto nelle spalle interrogando me stesso: — e dove ero io quando facevo tante belle cose? — Jeri leggendo il Galignani's Messenger del 28 decembre me ne capitava una sott'occhio nuova di zecca, e parla così: — dicesi che un certo signor Marchese Gualterio di Orvieto abbia pubblicato una Storia Politica d'Italia dal 1847 al 1849, la quale cause one immense sensation by the new light which it will throw on the men and things of our day ec..... by documents esaminati nello Archivio segreto del Governo, e di alcune Cancellerie; — e seguita: — another revelation still more curious will show in the most evident manner that the Dictator Guerrazzi was supported by Lord Palmerston. The proof of this exists in a letter of Guerrazzi to Sir G. Hamilton, complaining in the better terms of having abandoned by England after the english Ambassador had formally promised him that he might calculate on his support.» Ora niente di questo è vero; e l'onorevole Lord Palmerston ebbe la bontà di significarmi, col mezzo del Ministro Hamilton, il suo gradimento per i miei sforzi, da me in tempi difficili, e privo di qualunque aiuto, operati in benefizio della salute pubblica, confortandomi a perdurare in quelli, e a sostenere con ogni facoltà mia il Principato Costituzionale. Lo evento poi corrispose al presagio. Cotesto è libro di Parte; due compaiono essere i fini che si propone: favoreggiare gl'interessi della Monarchia Costituzionale Piemontese, esaltare il Partito, che si dice dei Costituzionali moderati. Malgrado le lodi prodigategli da questi ultimi, senta un po' me il Marchese Gualterio, chè, quantunque non gli sia parso finora, troverà che io so dire il vero, e posso, perchè fin qui, e sono quarantasei anni, viltà che sia non ho saputo mai; da parte il merito letterario di cotesto libro, io gli dichiaro che non è opera da prudente storico, nè da uomo onesto. Come storico di casi contemporanei, sembra a me che dovesse mettere più coscienza nel ricercarli, più gravità nello esporli, dacchè io davvero non comprendo come possa giovare alla comune Patria, e allo stesso concetto che promuove, inciprignire le piaghe, e perpetuare, anzi crescere, le maladette discordie. Se io male non veggo, in questa parte egli amministra ottimamente i negozii, — non però quelli d'Italia. Come onesto, io lascio considerare a lui, che pure è gentiluomo, e si professa dabbene, se egli doveva raccogliere nelle orecchie tutto quanto vi versava dentro la necessità di attenuare un'azione turpissima, l'astio della mediocrità, e l'odio di superbie umiliate. Egli non è ancora giunto co' suoi scritti alla mia vita politica, e siccome mi giova sperare che di ora innanzi avrà compreso, con un bove solo non tirarsi il solco, nè potersi giudicare del suono delle campane se ambedue non si ascoltano, e che di ciò farà senno così per dettare le rimanenti Memorie, come per correggere le già scritte, non mi trattengo più oltre sopra di lui, pago, intorno alle ragioni della mia vita privata, di quel tanto che mi fece l'onore di attestare Tommaso Corsi, e che io stesso ho discorso sparsamente nella mia Apologia.

«Ma sopra ogni altro feritore infesto

«Sopraggiunge Farini, e me percuote.»