«Gradisca, signor Avvocato, l'assicurazione della alta stima e considerazione, con cui ho l'onore di essere,

«Firenze, 24 luglio 1848.

«Sig.r F.-D. Guerrazzi, di Lei

«Devotiss.o Servitore
«Cav.re Avv.o Ranieri Lamporecchi.»

M

Ivi. — [Pag. 762].

«Colà stemmo raccolti sei: rappresentai la indecenza che le donne non potessero avere stanza appartata. Credei che a gentiluomini e a padri di famiglia dovesse comparire sacra la ragione del pudore: non risposero. Rappresentai il modo disonesto del prendermi, che mi pareva nato a un parto con quello tenuto dal Valentino a Sinigaglia per ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo e compagni: non risposero.»

Ecco la lettera: la quale merita tanto maggiore considerazione, in quanto che dettata sotto la impressione di memorie recenti, piena di contestazioni di fatti del giorno, e consentanea alle prove, che quantunque raccolte dall'Accusa pur ella ha reputato suo interesse dissimulare.

«Signori GINO CAPPONI ed altri componenti la COMMISSIONE GOVERNATIVA.

«Desidero sia letta questa scrittura con la pazienza con la quale io la detto. — Forse tornerà inutile, eppure non mi sembra bene ometterla, sentendo come per molti capi importi farla alla mia religione.