Di lettere anonime, minatorie la mia prossima strage durante il Ministero, ne avrei potuta comporre una collezione; me apertamente traditore chiamavano.
Insomma a tanto giunsero le inique arti, che, dopo avere incontrato nelle tardissime ore della notte appostato un uomo con la carabina sotto il pastrano, i miei amici mi persuasero a non avventurarmi più oltre, e S. A. ebbe la bontà di farmi apparecchiare alcune stanze in Palazzo Vecchio.
Queste erano le arti e le insidie durante il Ministero; più tardi quelle durante il Governo Provvisorio.
[170.] Di questo fatto basti per tutte la prova delle 12 Circolari mandate ai sigg. Capponi, Serristori, Capoquadri, Lenzoni, Ricasoli, Zannetti ec., con le quali s'invitavano a conferire meco a questo scopo. Ma di ciò altrove.
[171.] La popularitè veut esclaves ceux qu'elle semble choisir pour idoles, scrive Luigi Blanc parlando del Necker; — (T. 2, pag. 467; Parigi, 1847); e Luigi Blanc in fatto di moti rivoluzionarii è giudice competente.
[172.] Tolga Dio che io per difendermi accusi quei dessi che mi macchinavano contra; ma non posso astenermi da osservare con amarezza, che di questo fatto dovevano essere rimaste traccie abbastanza palesi per chiarirlo a mio vantaggio.... Ohimè! Tale non era lo scopo dell'Accusa.
[173.] Orlando Furioso, IV:
Sotto vasi vi son, che chiamano olle,
Che fuman sempre, e dentro han foco occulto.
[174.] Vedi Ragguaglio delle Sedute del 30 marzo e 2 aprile, nel Monitore, e nell'Alba. Quello che asseriva rimane confermato dal sig. Casamorata nelle Dichiarazioni riportate a pag. 341 e 179 del Volume dei Documenti. «Le guardie, che la milizia fornisce ai Poteri sovrani dal momento che comincia il loro servizio, si hanno come intieramente passate sotto l'autorità diretta dei Poteri stessi presso cui servono, nè da altri dipendono nè possono ricevere ordini fino a che non è finito il loro speciale servizio. Conseguentemente il Comando generale, cui venne ordinato genericamente, fino dall'apertura delle Assemblee, di fornire coteste guardie, altro non potè nè dovè fare, che porle intieramente agli ordini dei respettivi Presidenti..... — Il rispettivo Presidente o di per sè o per mezzo di un suo sottoposto scriveva al Generale Comandante la G. Civica, chiedendo quel numero di uomini, che secondo le sue idee giorno per giorno credeva necessario...... La Guardia si adunava, e si recava alla Residenza dell'Assemblea sotto il comando del proprio Ufficiale: questo, giunto sul luogo, si portava a rassegnarsi al Presidente, da cui direttamente o per mezzo dei Provveditori riceveva gli ordini relativi al servizio della Guardia. — Del resto, per detta mattina (8 feb. 1849) il Seggio dell'Assemblea aveva chiesto una guardia di 75 uomini, che però infatti riuscì di una sessantina.... la quale differenza si spiega considerando il repentino comando, e l'ora sollecita più dell'ordinario. — L'Archivista del Senato, chiedendo la Guardia, indicò esplicitamente il solito distaccamento.» — Questi Documenti ha pure stampato nel suo Volume l'Accusa, e non gli ha saputi leggere; il pievano Mainardi almeno nel suo libro leggeva! — Ma non è questo, che io voleva avvertire; egli è questo altro: — dunque si chiarisce vero: 1º Che la G. Civica del Parlamento non dipendeva da me. 2º Che da me non poteva nè doveva ricevere ordini. 3º Che se la mattina per tempo giunse a una sessantina, prima delle 11 ore, in cui l'Assemblea fu aperta, poteva completarsi. 4º Che dalla sessantina alle 75 richieste la differenza non corre tale da fare supporre che col rinforzo di 12 o 13 guardie avessero potuto fare maggiore resistenza. 5º Che è quasi certo, che non l'avrebbero fatto, se è vero, come racconta l'Accusa, che le Guardie riposero le loro baionette nel fodero.