«Il Circolo del Popolo di Firenze ha inviato quest'oggi in Siena e nei dintorni dei Commissarii per ottenere che per giovedì futuro una banda di Popolo ed una Deputazione di questo Circolo da me presieduto si portino a Firenze per proclamare definitivamente in piazza la Repubblica e la Unione con Roma.

«Fra questi Commissarii è un tal B. aderente di M.

«Dubitando io della fede dei messaggi qua venuti, non ho voluto precipitare, ed ho rimessa a dimani sera l'adunanza pubblica di questo Circolo.

«Il predetto B. ha fatto sentire che tutti i Circoli Toscani invieranno giovedì prossimo i Deputati a Firenze, che Livorno si verserà tutto nella Capitale per eseguire quanto sopra.

«Io ho obiettato al B. che non mi sembrava utile o decente lo attraversare i passi del Governo, e paralizzare la convocazione della futura Assemblea Legislativa già decretata dalla Legge.

«Ho obiettato ancora, che avendo il Popolo di Firenze proclamata la Repubblica, salva l'adesione del Parlamento, non poteva porsi in contradizione con sè medesimo con lo impedire che questo Parlamento sorgesse a stabilire la forma definitiva del nostro Governo. Ho avvertito infine che gli ultimi avvenimenti della Toscana, le reazioni abbattute, i Governi Popolari stabiliti di fatto, erano tali elementi che obbligavano senz'altro la futura Assemblea a proclamare la Repubblica.

«Queste cose io andava dicendo al B. ed altre molte. Quest'ultimo peraltro ha insistito nel sostenere che è urgente il proclamare giovedì prossimo la Repubblica e la Unione o Fusione con Roma, non mancando d'insinuare segretamente a molti che anche il Governo desidera di abbandonare la via della legalità e procedere con la Rivoluzione.

«In questo stato di cose, io ho preso il partito di rivolgermi a voi, Padre della Patria, per domandare istruzione e consiglio.

«Immensa è la popolarità che io ho acquistata in questo paese; come Presidente poi del Circolo, posso fare e disfare.

«Debbo io secondare, o impedire in questa città i progetti del Circolo fiorentino? Attendo replica con la prestezza del fulmine per regolarmi.