—Se preghiere e voti, cara figliuola, potranno giovarti, noi non cesseremo di raccomandarti nelle nostre orazioni.
E gli altri via via profferivano di siffatte parole… gelide e lugubri come spruzzi di acqua benedetta gittati sopra la bara. I convitati si partirono, e parve loro di respirare liberamente sol quando uscirono all'aria aperta fuori del palazzo. Alcuno, allontanandosi, di tratto in tratto si voltava con lo affetto del marinaro,
Che uscito fuor del pelago alla riva Si volge all'acqua perigliosa, e guata.
Tutti sgombrarono la sala: rimasero don Francesco e Beatrice, e, non avvertito, anche Marzio; chè prossimo ad una credenza, faceva sembiante di attendere a raccogliere i vasellami di argento.
—Ora ti sei di per te stessa chiarita?—interroga Francesco Cènci Beatrice con labbra riarse.—Hai tu conosciuto l'aita di Dio quale sapore si abbia? L'aita degli uomini ti sembra da farne maggior capitale? Non importa, no, che tu bendi gli occhi a la giustizia affinchè non si commuova; lasciaglieli pure aperti… fa che ci vegga… non per questo essa si commuoverà. La forza è il diritto; il diritto e la forza nacquero gemelli ad un parto, ed abbracciati insieme. Io lo so; l'ho provato, e tutto giorno, e sempre io lo vedo e lo sento: il diritto è la forza.—Guarda per tutto, fanciulla, e tu vedrai come in cielo e in terra altro non ti rimanga rifugio, che nel mio seno: ricovrati qua dentro, e troverai l'asilo che Dio e gli uomini, sordi del pari e spietati, ti ricusano.—Se io ti ami immensamente, tu pensalo—da te in fuori, io odio tutto in cielo e sopra la terra. Abbandonati pure in balìa di me: tu cercheresti invano un altr'uomo che mi valga: io ho ereditato i doni di tutte le età. La gagliardìa della gioventù non mi abbandona ancora: in me il consiglio della età matura: in me la tenacità della vecchiezza… Amami dunque, Beatrice;… bella… e terribile fanciulla… amami.—
—Padre! se vi affermassi che vi odii, io non vi affermerei il vero; che io vi tema, neppure. Io vedo che il Signore ha creato in voi un flagello come la fame, la peste e la guerra, e questo flagello egli ha rovesciato sopra di me. Io piego, senza mormorare, la testa ai suoi misteriosi decreti; onde sfiduciata di ogni soccorso umano vie più mi accosto a Dio, e confido le mie sorti nella sua misericordia.—Padre, per carità uccidetemi!
Qui la desolata si prostrò davanti al Conte a braccia aperte, quasi aspettando il colpo.
Perchè Beatrice balza in piedi allo improvviso, e si avviticchia intorno alla vita del padre suo? Perchè con ambe le mani gli cuopre la testa? Perchè ha spinto fuori un grido di terrore,—ella che non teme niente,—il quale risuona di eco in eco nelle stanze più remote dello ampio palazzo?
Marzio, che inosservato era rimasto nella sala, udendo le parole che svelavano più apertamente il disegno infernale di Francesco Cènci, si era accostato pian piano tenendo nelle mani un vaso pesantissimo di argento; e, levate le braccia con quanto aveva di forze, accennò spezzargli il cranio;—e lo facea, perchè il Conte, improvvido, stava come tratto fuori di se a contemplare la divina fanciulla.
Don Francesco, commosso al grido e agli atti di Beatrice, levò involontariamente la faccia al cielo, e gli parve vedere, e vide certo, uno sfolgorìo balenargli su gli occhi…. Ah! fosse il fulmine tanto tardato di Dio? Cotesta idea durò quanto un lampo, ma comprese una eternità di tormento per quell'anima scellerata. Non per questo il fiero vecchio si scosse; e assicurato in breve, volse le torbide pupille dintorno a se e vide Marzio, che impassibile ordinava i vasi sopra la credenza.