—Sono Marzio.

—Tu sei venuto a godere della mia agonìa?

—Io non ho mai tradito nessuno; sta' di buon animo… addio.

—Una volta fra noi non ci tradivamo. Aspetterò… spererò… soffrirò in silenzio; ma deh! Marzio, torna presto se vuoi trovarmi vivo… ho fame… ho freddo… la sete mi consuma.

Il sangue acceso dalla ira, e il moto violento avevano gonfiato al Conte Cènci la gamba offesa per modo, che non poteva muoversi da giacere. Aveva chiuso gli occhi a torbido sonno; quando si svegliò si provava ad alzarsi, ma la doglia acerbissima non glielo concesse. Digrignava i denti per rabbia, e fra le bestemmie esclamava: e' mi bisognerà fidarmi di cotesto traditore! Allora chiamò Marzio, e questi accorse pronto e taciturno.

—Marzio, vedi se di te mi fido; prendi la chiave del carcere di
Beatrice, e portale pane e acqua….

—Altro?

—No… Marzio; mettiti addosso qualche santa medaglia per cacciare via gli spiriti, se mai ti apparissero. Dove qualche voce ti giungesse all'orecchio, non la badare; coteste sono illusioni del demonio: soprattutto scansa i sotterranei a mano manca … lì moriva di fame il nemico di mio nonno….

—Eccellenza, perchè non andiamo insieme?

—Non vedi, morte di Dio! che non posso muovermi?