—Su, Marzio, levatevi; la polvere non ha da prostrarsi al cospetto della polvere, e noi tutti siamo polvere;—e poi soggiunse: Marzio, io vi raccomando di avvertire a quello che vi esce dai labbri;—ma con suono così dolcemente supplichevole, che Marzio non ne rimase per nulla mortificato.

—Gentil donzella, perchè volete impedirmi di genuflettermi davanti a voi? Le cose sacre si adorano in ginocchio, e voi pur troppo consacrò lo infortunio;—certo veruna creatura al mondo si rassomigliò, quanto voi, alla Madonna del Pianto. Non dubitate, no; voi da me non udirete parola di cui possano offendersi le vostre orecchie castissime:—voleva dire, che padre non possa favellare alla propria figliuola; ma lo esempio del Cènci mi ha trattenuto sopra i labbri il paragone. E perchè non dovrò amarvi io, se tanto mi rammentate la mia povera defunta? Ma la mia donna è morta, e il mio amore di amante fu sepolto con lei. Lo affetto che io sento per voi non è di devoto, di padre, e di fratello; e pure partecipa di tutti questi affetti insieme. Io so che voi siete amante riamata di monsignore Guido Guerra, e tengo in altissimo conto questo gentiluomo, come quello che ha collocato lo amore suo in così degna donzella. Più che non pensate, Marzio ha favorito i vostri legittimi amori. Incauti! Quante volte vi avrebbe sorpreso il vecchio maligno se io non era! Ultimamente, per la subitaneità del caso, se non potei prevenire monsignore Guido, io lo costrinsi alla fuga perchè ei repugnava abbandonarvi, e gli salvai la vita. Io gli mostrai che sè perdeva, e a voi non poteva dare soccorso: e gli promisi ancora di prendermi cura di voi, e manterrei la promessa, se voi non mi attraversaste; però ho statuito partirmi da casa vostra:—vi entrai per condurre a compimento la mia vendetta, ed ora mi è forza allontanarmi se intendo mandarla ad effetto. Da un lato, voi non volete che vi liberi dal perdutissimo vecchio; e quantunque io non possa renunziarvi la mia vendetta, pure, per rincrescervi meno, non voglio ammazzarlo sotto i vostri occhi; dall'altro considero che questa morte avvenendo qui in casa, il sospetto si aggraverebbe sopra voi innocenti; onde il meglio è che io mi allontani, perchè rimanendo non avvantaggio voi, e nuoccio a me. Signora Beatrice, se io vi supplicassi a conservare memoria di un uomo che non ebbe per voi altri sentimenti che di benevolenza e di ossequio; se vi pregassi a non odiarmi affatto, sarei forse troppo presuntuoso?

—Io ricorderò che volete uccidermi il padre:—quando sarete lontano penserò che mi potevate difendere, e che mi avete abbandonata.—Deh! lasciate vivere il Conte; i suoi anni sono molti… non lo mandate al giudizio di Dio; aspettate ch'ei ce lo chiami.

—La vostra voce è potente, ma non vince quella che mi rugge in petto. Impossibile! E non vedete espresso qui dentro il giudizio di Dio, poichè il mio proponimento soddisfacendo alla vendetta della donna, che amai tanto, porta salute a voi, sventurata donzella?…

—Il dito di Dio, Marzio, non iscrive i suoi consigli col sangue…

—Come no? L'Angiolo sterminatore lesse in Egitto la sentenza di Dio impressa su gli stipiti delle porte con nota di sangue: così almeno ho udito sovente predicare ai nostri sacerdoti. Voi vi dimenticate, Signora, che qui in Roma Iddio ebbe per suo vicario Sisto V; nè quello che regna, Clemente VIII, immaginate già ch'ei si abbia migliori viscere di lui.

—Io non so di sacerdoti; io so di Cristo, che riprova la legge di pagare dente per dente, e occhio per occhio, e vuole che amiamo quelli che ci fanno del male. Marzio, lasciate a Dio i suoi giudizii; quello che in Dio è giustizia, in voi sarà delitto.

—Ma come lasciarlo vivere?—esclamò Marzio percuotendosi la fronte, quasi si risovvenisse di cosa dimenticata;—ma non sapete ch'egli respira di strage? Vedete; se io rimanessi qui,—uno sciagurato avrebbe a morire di fame.

—Come di fame?

—Ahi, me meschino! Ragionando con voi si dimenticherebbe il paradiso… Povero Olimpio!… mentre io mi trattengo, tu conti i minuti con gli spasimi delle tue viscere affamate.