—Ebbene, Marzio, per favore estremo io vi chiedo lasciarmi per breve ora la lanterna, e recarmi quanto abbisogna per iscrivere.—Io non voglio omettere di tentare argomento alcuno di salute piuttosto per non avermi a rimproverare di negligenza, che per isperanza che io ne abbia: distenderò un memoriale a Sua Santità, supplicandola per le viscere di Gesù Cristo che provveda a me come fece a Olimpia. Questo parmi il partito migliore. La fuga con Guido, che immaginai esaltata dalla passione, io riprovo adesso: conosco che desterebbe scandalo; il torto sarebbe mio, e il mondo, ignaro delle cause che mi mossero, confonderebbe la mia deliberazione col volgare amore d'invereconda fanciulla, che sottomette la ragione al talento. Inoltre per cagione mia andrebbe guasto ogni disegno di Guido: sembra che a lui prema tenersi il Papa bene edificato, e tanto basta per amante discreta onde abbia a rispettare la volontà sua. Ogni via ultima di salute sta in questo, che Guido si adoperi a fare pervenire prestamente il memoriale al Pontefice, e ne ottenga risoluzione sollecita. Voi poi, per accendere Guido a non indugiare, gli confiderete quello, che io morirei di vergogna a palesare, non che ad altrui, a mia madre.—No… no… sciagurata! non gli dite nulla… promettetemi, Marzio, che non gli direte nulla.
—Farò come volete. Signora Beatrice, date ascolto: per me oggimai nulla temo perchè disposto a uscirmene infra brevi ore di qui, e perchè vostro padre non è tanto astuto che io non lo sopravanzi. Egli mi sospetta, ed i suoi sospetti si convertono in punte di ferro: egli lo ha palesato. La confidenza mostratami stamani è finta per ingannarmi: ad ogni modo non temo. Voi debole, inerme, inoffensiva, dovete troppo più paventare di me: io voglio farvi un dono, che ad ogni estremità possa giovarvi; egli vale quanto noi vogliamo che valga… Eccovi un coltello…
—Grazie; quando non mi rimanga altro scampo, con questo sarà più certa la morte…. e meno dolorosa…
—Or ora io vi porterò da scrivere; voi mettetevi subito alla opera. Io simulerò di nettare le mie pistole nel giardino: dove mai vedessi don Francesco piegare verso il sotterraneo per sorprendervi, io sparerò la pistola, come se avesse preso fuoco a caso: voi, avvertita dal colpo, spegnerete la lanterna, e nasconderete ogni oggetto, prima che il vecchio arrivi…
—Così farò. Addio…
Quando Marzio tornò in camera di Francesco Cènci lo rinvenne sempre giacente in letto, e, secondo ch'ei dava ad intendere, afflitto da dolori atrocissimi. Non senza maraviglia Marzio vide di qua e di là del capezzale due frati domenicani, che dal viso poco angelico, e meno serafico pareva ch'eglino pure andassero persuasi di non possedere grande aria di santità, imperciocchè tenessero i cappucci tirati giù sopra gli occhi. Il Conte ordinò a Marzio posasse le chiavi, e si ritirasse. Partito ch'ei fu, il Conte, ridendo, disse loro:
—Reverendi Padri, lo avete notato bene? Domani egli partirà per Rocca Petrella; le vostre paternità lo aspetteranno nel luogo che reputeranno più adattato, e voi me lo manderete allo inferno, o in paradiso (che in quanto a questo poco m'importa) con due palle traverso il corpo… avvertite, che quattro non guastano nulla: poi gli celebrerete due messe in suffragio dell'anima. Intanto prendete la elemosina;—e porgeva loro un gruppo di moneta.
—Eccellenza dormite fra due guanciali, che noi vi serviremo da pari vostro;—rispose uno dei frati.
—Anime elette! Anzi, per non dar luogo a svarioni, osservate questo mantello scarlatto; voi lo vedrete o addosso al vostro uomo, o davanti alla sella del suo cavallo.
—Oh! non fa al caso perchè io l'ho in pratica.