Leva la fronte, o Tevere. Ah! forse non tutti i numi abbandonarono ancora il cielo di Ausonia. Si danno fati, e quelli dei Popoli sono fra questi, che rinnuovano il caso di Anteo, il figlio della terra. Se un lauro un giorno, secondo che porge la fama, crebbe spontaneo sopra l'ara di Augusto astutissimo fra i tiranni[1], e perchè non potrebbe tornare a rinverdire sopra le tue sponde, che un dì gli furono come terra sua propria? Nudrito di lacrime, innaffiato di sangue, il sacro alloro spiegherà di nuovo i rami trionfali per l'aria purificata senza temere tempesta di cielo. La rabbia dei venti non cesserà di combatterlo; ma le fronde sbattute tale manderanno un rumore pel mondo, che i Popoli, atterriti, tremeranno che incominci l'agonìa del creato!

Oh! cresca l'albero divino, e possano i suoi rami circondare le tempie dell'uomo, che vinca così gli amici come i nemici in virtù; cresca, ma le sue fronde non s'intreccino più mai intorno alla spada del conquistatore per cuoprirne la punta mortale alla libertà dell'uomo.

Di rado gli occhi di Dio si voltano alla terra, contristati per la nostra viltà; tuttavolta quando ei ve li piega essi avvampano la creta, e ne fanno scintillare le anime di Cammillo e di Scipione. O Signore! declina i tuoi occhi, e vedi se vi ha vituperio uguale al vituperio nostro: suscita qui fra noi un'anima grande, che senta vera gloria essere quella di considerarsi particola della grande anima del mondo; un'anima buona, che sappia lo ingegno essere splendore della eterna tua faccia, riflesso nello intelletto umano per illuminare i giacenti nell'ombra della morte; un'annima feroce, che insegni ai violenti forza essere grazia dei cieli che solleva i caduti, e protegge i deboli. Una sola guerra è santa; e voi, fronde imperiture dello alloro divino, la vedrete: i destini vi serbano pel guerriero che combatterà queste battaglie, e pel poeta che le vestirà con la luce del canto. Noi, anime stanche, rose dalle cure ed estenuate dal dolore, che cosa ormai possiamo dare alla Patria? Augurii, e benedizioni:—gli ultimi fiori che cascano dalla sponda del letto dei moribondi!—Pure non li sdegnate… la benedizione di quelli che si soffermano su la porta dello infinito per riguardare con amore i superstiti è cosa santa, e porta buona ventura a cui la riceve devoto.

O Tevere! Tu vedesti un Popolo uscire dal fianco dell'aspro figliuolo dello amore, allattato dalle mammelle di una lupa, drizzarsi sul Campidoglio, e quinci, guardata intorno intorno la terra, stenderci sopra la mano, e dire: «è mia!» La Bolla imperatoria non fu simbolo di vanità per l'Aquila Romana; ella strinse veramente nei suoi artigli di ferro l'universo mondo.

Ma triste glorie furono coteste, e noi le abbiamo scontate. Vera gloria era quella quando una generazione di scheletri prorompendo fuori dalle antiche sepolture abbrancò con le nude ossa pugni di terra romana, e se ne faceva un cuore; drappellava il sudario di morte convertendolo in gonfalone di vita; chiamava un'aquila messaggera dei nuovi messaggi, e San Giovanni le inviava la sua, impaziente di percorrere di nuovo la terra con lo evangelo dei Popoli; supplicava da Dio una spada, e Cristo le poneva nelle mani la sua, che ha lama portentosa di luce. Oggimai sembrava che la nuova fortuna di Roma avesse indirizzato il volo a sicuro viaggio, perchè le sue parole suonavano: «libertà—amore».

Ahimè! Il sole sul nascere si chiuse dentro ecclissi infernale: da quel buio uscì un rumore, ed era della caduta di Roma nel suo vetusto sepolcro;—uscì eziandio una voce, che disse in suono di singulto: «anche tu, mia sorella?»

E quando il sole tornò a illuminare la terra di una luce squallida, fu vista tutta una generazione di redenti avviluppata nella sua bandiera come Cesare nella sua toga, quando, percosso dal proprio figliuolo, spirava l'anima sotto la statua di Pompeo. Il vessillo della fede, cadendo, si era tinto nel sangue dei martiri; la speranza, come colomba ferita, batteva le ale verso il paradiso.

Invero portenti sono eglino questi contro l'ordine naturale delle cose: chè Popoli rivendicati in libertà sieno scesi a immolare un Popolo libero… a maledire l'eco della propria voce; no, dopo il tradimento di Cristo redentore, la terra non rimase spaventata da parricidio più truce.

E sia che la fiammella della fiaccola ardesse minacciosa e stridente, doveva la Francia rovesciarla a terra, ed estinguerla? Chi avrebbe mai creduto che l'atteggiamento della Francia in Italia fosse quello, che gli scultori attribuiscono al Genio dei sepolcri? Vedetela; ella ha precipitato nella sepoltura un Popolo intero, l'ha chiuso con la lapide, e vi si è posta a sedere sopra ridendo un riso da folle.

E quando l'aria prese a rombare dintorno d'uno stridore di penne percosse, e torme di avvoltoi comparvero da occidente e da oriente, la Francia levò le ciglia un poco in su, e disse loro: «Uccelli di rapina dal becco acuto e dagli artigli taglienti, io ho ferito questo Popolo di ferita fraterna: non bastava togliergli il sangue, io l'ho privato della speranza: l'ho ricinto di due catene, e l'ho ricacciato nella tomba: quando lo lascerò ne suggellerò il coperchio co' sette sigilli della Repubblica, come il libro dell'Apocalisse[2]. Così confondendo cose, affetti, e sembianza di cose, il dubbio uccide l'anima, e l'uomo perde non solo la potenza, ma perfino il desiderio di vivere: andate, voi siete mal destri soffocatori di Popoli».