Colà dove il monte Santo Elia è più scosceso, sotto querce secolari che stendono largamente i loro rami sopra arboscelli, di mole minore, arde un magnifico fuoco. Su per coteste vette l'aria punge nelle notti di settembre, quantunque nei piani la caldura soffochi; e poi gli uomini, che vi stavano intorno, con atti diversi lo avevano acceso per vederci, e per compagnia. In quel punto pareva che la noia piovesse giù dagli alberi sopra i loro capi; imperciocchè taluno fischiasse supino tenendo ambedue le mani sotto la testa, il cappello tirato su la faccia, ed una gamba a cavalcioni dell'altra ripiegata lungo la coscia; tale altro aggomitolato dentro al tabarro si voltava ora di qua, ora di là, traendo di tratto in tratto un sospiro:—sovente in coro si alzava uno sbadiglio universale.

—Pericolo, che Marzio voglia convertirci?—favellò un bandito.

—Che cosa abbia inteso Marzio di fare io non lo so, rispose un altro; per me intendo, come siamo di patti, tenere fermo fino a domani: poi, quanto è vero San Niccola, diserto con arme e bagaglio.

—Su questi monti mandarci il vino a compito! Guarda! tutti i fiaschi stanno morti per la terra. Io vorrei vedere piuttosto uno sbirro, che un fiasco vuoto.

—E poi levarci anche i dadi!

—Le sono crudeltà da fare svenire Nerone.

—Quasi, quasi io mi sentirei tentato di recitare il rosario, Che ne dici, Orazio?

—Ella è una cosa come un'altra; per passare il tempo. Però avete torto marcio a lagnarvi, perchè domani termina il nostro debito; e se in questo frattempo non arriva nulla di nuovo, io m'immagino che saranno questi i primi danari guadagnati senza rimorso, come senza pericolo.

Orazio è un bandito alto di persona; di sembianze gravi, e, comunque sul declinare degli anni, bello sempre. La sua fronte e il suo cuore portavano impressi i solchi di tutte le passioni; adesso elle erano spente, ma le ceneri anche tepide facevano testimonianza dello incendio fumando. Il fodero durava più della lama. Orazio sopravviveva a se stesso. Fin lì erasi rimasto appoggiato a un tronco di leccio, col capo chino su i ginocchi, senza profferire parola. Lui salutavano i banditi poeta, medico, e legislatore della brigata. Interrogato rispondeva, richiesto consigliava; invitato, senza farsi troppo pregare cantava canzoni da lui composte, o raccontava strane vicende di lontani paesi; altrimenti, sempre taciturno, meditava sopra i suoi casi, che davvero molti, e varii la fortuna gli aveva apparecchiato davanti. Spirito fantastico, amante del maraviglioso, il quale spesso, invece di farsi cercare da lui, gli andava incontro. Vissuto in altri tempi, dove tre o quattro omicidii non guastavano, con la prestanza del braccio, e il valore del canto avrebbe avuto fama in corte di Provenza su qualsivoglia menestrello o barone uso a servire dame: adesso la miseria, che gli si era irrugginita addosso, la usanza vecchia di far giudicare le sue liti dal coltello che teneva al fianco, e finalmente il genio nativo lo avevano condotto alla macchia. Tale era Orazio.

—Ma la noia, Orazio, non conti nulla la noia?