Il giorno seguente, che fu il dieci Settembre, la Rocca Petrella risuonò di pianti e di gemiti, i quali echeggiarono tanto più romorosi quanto meno sinceri. Gli abitanti del paese e i popoli del contado dintorno accorsero a frotte per vedere lo spettacolo. Il cadavere del Conte, non senza consiglio, fu lasciato lunga pezza confitto dentro i rami di un sambuco. Le comari del vicinato, stando in circolo intorno a cotesto albero con la faccia levata in su, contavano le più strane novelle del mondo. Chi diceva che quel vecchio peccatore, recandosi al Barlotto di Benevento per rendere obbedienza al diavolo, si era levato in aria a cavalluccio su di un manico di granata, il quale, come sapete, è cavalcatura ordinaria degli stregoni; ma sul più bello essendogli venuto di nominare Gesù, il manico di granata gli si era rotto fra le gambe precipitandolo a terra da un'altezza di quattro miglia e mezzo avvantaggiate. Altre poi sostenevano che fosse scaduto il termine della scritta, con la quale si sapeva di certo, ch'egli avesse venduto la sua anima al diavolo; e questi, come di giusta, gli era comparso per prenderne possesso. Confermava in questa opinione il vedere quel corpo appeso al sambuco, che, come la savina, il noce, ed altri alberi parecchi, è pianta consacrata allo spirito maligno: se non che a indebolirla usciva la levatrice della Petrella, la quale assicurava come andando fuori di casa per affari del suo mestiero aveva udito un grande scatenìo per l'aria, e tutti i gatti miagolare su i tetti, e poco dopo un barbagianni averle spento la lanterna con un colpo di ale:—cose tutte che stavano a significare, che qualcheduno in quel punto passava per aria. Insomma tornerebbe fastidioso di troppo raccontare tutte le novelle che solevano mettere fuori a quei tempi intorno a simili casi, le quali venivano credute non solo dalle femminucce e dalle genti grosse del contado, ma sì ancora da uomini dottissimi, e da giureconsulti di gran nome; dei preti non parlo perchè a figurare di crederci onde altri ci credesse era affare di mestiere, e ci trovavano il conto. Chi campa di grano semina grano, e chi d'errore vive non ischianta errore: e questo è chiaro. Poco oltre il cerchio delle comari occorreva un gruppo di uomini, in mezzo ai quali sembrava che facesse le carte il Curato, e tutti insieme stavano speculando, come diavolo mai cotesto corpo avesse potuto rimanersi così penzoloni per aria; ma ad interrompere coteste indagini importune sopraggiunse un servo da parte di sua Eccellenza la Contessa, che gl'invitava tutti a entrare in palazzo. Andarono, e trovarono donna Lucrezia inconsolabile, giusta il costume di tutte le vedove consolabili o no, la quale dopo favellato un pezzo, interrotta ad ora ad ora da lacrime, e da sospiri del miserando caso, ordinò al Curato apparecchiasse al defunto funerali quanto meglio sapesse magnifici, e corrispondenti alla nobiltà, e potenza della famiglia Cènci: invitò poi i montanari di convenire incappati alla ròcca per associare il morto, promettendo elemosine larghissime in sollievo delle povere famiglie, affinchè pregassero pace per cotesta povera anima.—Uscirono pertanto edificati della pietà di Sua Eccellenza, e per la strada non rifinirono di magnificare la mansuetudine e la benevolenza sue. Quando tornarono per levare il corpo del Conte lo trovarono non pure calato dal sambuco, ma chiuso, e confitto dentro due casse di rovere.
N O T E
[1] Lorenzo, o come fai A infonder nella creta L'anima, che non hai?
Versi stupendi della magnifica poesia di GIUSEPPE GIUSTI, intitolata la terra dei morti. Però, a vero dire, anima ebbe più lo interrogato Bartolini, che lo interrogatore Giusti. Questi con braccia di Sansone scosse il luttuoso edifizio della odierna società, e poi ebbe paura dei calcinacci che cascavano. Chi sa dire, non sempre sa fare.
[2] Di queste immanità io molta parte soffersi: et quorum magna pars fui… Qual fosse la causa del tormì e vista e luce, si legge in un libro stampato dal conte Guglielmo Digny. La Commissione, informata di certi segnali che si facevano da una villa, temè fossero per darmi avviso di quanto accadeva in giornata: chiarita meglio la cosa, seppe che in quel modo si ragguagliava della salute di uno infermo giacente in villa i suoi congiunti dimoranti alla città: non pertanto le truci precauzioni non si dismisero, anzi crebbero. Altro di cotesto libro non dico, e quello che ne ho detto è anche troppo per me.
[3] Ella è immagine del Redi, comecchè da argomento festoso io l'abbia trasportata a soggetto dolente:
Sì bel raggio è un raggio acceso
Di quel sol, che in ciel vedete,
Che rimase avvinto e preso
Di più grappoli alla rete.
REDI, Ditirambo.
[4] ERODOTO. Storie, lib. III, § 26.]
[5] Ebbe in quel mar la culla,
Ivi erra ignudo spirito
Di Faon la fanciulla:
E se il notturno zeffiro
Blando su i flutti spira,
Suonano i liti un lamentar di lira.
FOSCOLO. Ode. All'amica risanata.
[6] PLINIO, Hist. Nat. lib. 36. c. V.]