—Sono ormai sette ore, ch'è scorso il termine assegnato dal bando del Vicerè; e se il bargello, che ha una vecchia ruggine meco, mi cogliesse in fallo, potrei andarmene più che di passo a gettarmi nel golfo con un pietrone al collo.

—Brutto Giuda Scariotte!—gridò Olimpio dando di un grosso pugno sopra la tavola, che fece rovesciare i fiaschi, e ballare i bicchieri, e gli altri arnesi di terra cotta, e di canna, ch'ebbero nome pipe[1];—tu mi mandi la jettatura sopra le carte… è andata anche questa; perdo a bocca di barile.

Il biscazziere poi, secondo il solito, aveva mentito; imperciocchè egli e il bargello stessero congiunti insieme come le dita di una medesima mano, sempre pronta a chiudersi per afferrare. Nessuna spia più puntuale, e precisa possedeva il bargello del biscazziere circa alle cose che accadevano dentro la sua bisca, potendo ancora intorno a quelle di fuori. Salario dello infame mestiero era la trasgressione impunita dei bandi sul giuoco: costume in quei tempi riprovato palesemente siccome anche ai nostri, e non pertanto in cotesti tempi di barbarie, come ai nostri di pretesa civiltà, messo in pratica alla sordina. Le belle leggi si rassomigliano ai tappeti di damasco, che si mettono fuori nei giorni di gala per ricuoprire le muraglie sudice. Le usanze pessime sotto le belle leggi continuano a camminare, perchè bisogna persuadersi che la Società può vivere benissimo con i vecchi abusi come l'uomo mastica anche coi denti guasti; e non è opera di un tratto di penna emendare i disordini che derivano dalla secolare corruttela degli uomini; e chi altramente si avvisa perde ranno e sapone: poi impreca la indomabile perversità umana, e si getta al disperato; mentre dovrebbe correggersi dello errore, e tornare da capo. Ma qui il discorso menerebbe per le lunghe, e non farebbe al caso; onde il meglio fia continuare il racconto.

Tabula rasa. Eccoli finiti tutti…

—Coraggio, don Olimpio: bisogna appellarci in seconda istanza; ti rifarai domani.

—Pei santi apostoli Pietro e Paolo! egli è un bel pezzo che io dico così; ma la fortuna ha preso ad accarezzarmi co' pettini da lino…

—Chi la dura la vince; e che tu possa durare ce lo provi tornando ogni giorno fornito di palle e di polvere: sicchè ho creduto, e credo, che a ricevere il galeone dal Perù siate due: tu, e il Re Filippo nostro signore, che Dio tenga nella sua santa guardia.

—Marzio bada a intronarmi quotidianamente negli orecchi che la mia parte è finita… e che i suoi mille zecchini toccano al verde…

—Mille, e mille fanno duemila. Ma sai, don Olimpio, osservò il biscazziere, che qui nel regno con duemila zecchini si compra un ducato? O come hai tu fatto a guadagnare tanti danari? Raccontaci un po' come gli hai tu acquistati.

Era troppo diretta la botta perchè Olimpio non sapesse schermirsene. Egli guardò un cotal poco alla trista il biscazziere negli occhi, e gli rispose: