—Mi vennero dalle prese quando combattevamo per la fede.

—Per qual fede? riprese il biscazziere; perchè, salvo onore, mi pare che tu debba esserti trovato co' Turchi più spesso che con i Cristiani. E in quali mari hai tu combattuto, don Olimpio?

—Oh! In tanti mari…

—Pure, quali?

Olimpio, stretto dalle domande insidiose, avrebbe dato agevolmente dentro a qualche scoglio, se uno dei giuocatori non fosse venuto casualmente in suo soccorso interrogando:

—O perchè non conduci teco questo tuo compagno don Marzio?

—Oh! Marzio se ne va per la maggiore; bazzica co' gentiluomini, e la trincia da duca, come se non avessimo menato vita insieme nelle foreste di Luco.

—Alla macchia, dunque—notava maligno il biscazziere appuntando il dito teso sopra la tavola—alla macchia dunque, e non sul mare tu facesti le prede.

—O al bosco, o al mare, che importa a te, brutto Giuda? Ah! tu vuoi fiscaleggiarmi?—rispose turbato Olimpio; e il biscazziere, che aveva paura di quel colosso, ritrasse indietro la voglia del sapere imitando la chiocciola, la quale tira a se le corna quando se le sente toccare.

La sera successiva Olimpio non si pose al solito luogo davanti la tavola del giuoco, sibbene in fondo della stanza col braccio piegato, e la faccia appoggiata alla mano aperta: cacciava fuori dalla bocca con irrequieta prestezza buffi su buffi di fumo, e il suo volto, già abbastanza sinistro, adombrato da cotesta caligine compariva più truce.