Per tre dì Beatrice ebbe pace, se pace poteva dirsi quella; il quarto giorno verso nona le si presentarono nuove sembianze: erano due uomini vestiti di nero; uno rimase alquanto indietro, lo distinse poco; però le parve di cera acerba: l'altro bianco, con la fronte di porcellana e lo sguardo socchiuso, sembrava uomo compassionevole, almeno col sospirare frequente, e lo incrociare le dita di una mano in quelle dell'altra in atto di preghiera. Questi si palesò pel medico delle carceri, le mosse accurate domande circa la sua salute, la visitò attentamente, consultò il polso, il corpo le tentò con tatti onesti, poi si congratulò seco lei delle ben disposte membra, le offerse tabacco da una scatola che sul coperchio presentava bellamente miniata la immagine del sacro Cuore di Gesù; e confortandola a starsi di buono animo, che presto le sue miserie sarebbero terminate, aggiungeva: in quanto a se disponesse; poi, raccomandatala alla gran Madre di Dio, si allontanò.

—Ed anche questo pare uno dei buoni, esclamò Beatrice un po' consolata.

—Quantunque a prima giunta (diceva il medico nell'andito al notaro criminale, dacchè il suo compagno fosse appunto il notaro) io mi fossi benissimo accorto che non faceva mestieri, tuttavolta l'ho voluta esaminare con diligenza, perchè voi capite che la umanità deve andare innanzi ad ogni cosa… e l'anima preme…

—Capisco!… l'anima, e il corpo altresì… Diavolo! Sicuramente… e voi potete assicurarla, eh?

—Con certezza capace, capacissima a sostenere la tortura. I polsi battono regolarmente, ed escludo ogni indizio, comunque remotissimo, di gravidanza… sicchè vedete…

—Sicuramente; per formalità vi compiacerete, eccellentissimo signor Dottore, rilasciarmene il solito certificatino per metterlo in processo, e procedere con tutti i modi legali prescritti dai veglianti regolamenti.

—Volentieri, illustrissimo-signor Notaro; questi scrupoli vi onorano: bisogna pensare che un giorno i nostri posteri leggeranno questo processo, ed importa che veggano con quanta regolarità, e con quanto riguardo procedemmo pei sacri diritti della umanità…

—E della giustizia, Eccellentissimo, aggiungeva il Notaro; la Dio grazia non viviamo mica in tempi di barbari!

Anche a costoro pareva essere civili, e se ne vantavano. Il Notaro, col certificato dello Eccellentissimo in mano, s'incamminò verso la stanza degli esami.

Questa era una sala immensa, e forse un giorno servì per oratorio; da capo, sopra un rialto di legno, stava il banco dei giudici coperto di panno nero: nero il corame dei seggioloni: dietro il capo del Presidente pendeva dalle pareti un immane Cristo nero scolpito nel legno, il quale non avresti saputo dire se stesse lì per consolare, o per mettere spavento nei miseri condotti dinanzi a lui; tanto lo aveva scolpito truce il fiero scultore.