—Pare impossibile! Voi sapete tutto, siete informato di tutto;—non si sa come diavolo fate!—Eh! uomini istancabili come siete voi non ne nascono più,—astutamente osservò il Ribaldella. A cui il Luciani:

—È una passione che ho avuto sempre fin da piccino; ma, vedete, io pago in moneta di gotta la mia curiosità.

—Desiderate tabacco?—interruppe il notaro amico dell'ordine, il quale aveva nome Bambagino Grifi, e pavoneggiando mostrò una magnifica scatola.

—Stupenda! Superba!—esclamarono a coro i circostanti.—Questa è nuova di zecca. A quante siamo arrivati?

—Me ne mancano dodici per compire le trecentosessantacinque, dove mi fermerò. Lo Eminentissimo cardinale Evangelista Pallotta, per quanta industria ei abbia adoperato, è giunto a trecento solamente; e poi, salvo il debito ossequio, egli le compra a gatta in sacco, e, sto per dire, come le pentole, purchè appaiano di forma diversa; ma io, signori, no; laddove, non sieno tabacchiere storiche, e le non mi vengano profferte coi certificati autentici della loro celebrità, ancorchè fossero di oro e di argento non mi degnerei classarle in collezione[8]. Ne possiedo una… una sola, che non cambierei col bottone del piviale di gala di Sua Santità;—mi fate celia! Se ne serviva il glorioso imperatore Carlo Quinto nel convento di San Giusto, ed io potei acquistarla da un religioso di santa vita dell'ordine dei Girolamini in baratto del naso di Santo Serapione, devota reliquia conservata ab antiquo in casa dei Grifi. E questa qui, di cui vi credereste voi che fosse fattura? Sentite veh! nientemeno che di Benvenuto Cellini…

—Mastro Alessandro, avete insaponato la corda?—domandò il giudice
Luciani infastidito al carnefice, il quale col capo gli rispose di sì.

—Osservate, continuava il notaro Grifo esaltandosi, il portentoso magistero, e il sottile lavorìo di niello. E a chi immaginereste voi che fosse appartenuta? Io ve lo dirò di un tratto. A monsignore Duca di Guisa Enrico lo sfregiato, e la ebbi da certo padre Minore Osservante che a Blois gli diede l'olio santo, quantunque lo rinvenisse già spedito nell'altro mondo con la unzione di cinquanta tra spadate e colpi di alabarda. Adesso vi racconterò il modo col quale venni in possessione di tanto tesoro…

—Lo illustrissimo signor Presidente!—gridò un usciere spalancando la porta; e tutti, tacendo, si volsero a quella parte donde si affacciava il sole.

Ulisse Moscati si fece innanzi con passi gravi, e lenti. Cotesto suo incesso non procedeva da burbanzosa jattanza: malgrado il lungo esercizio della sua professione infelicissima, nello accostarsi al banco dei giudici egli erasi sempre mai sentito compreso da ribrezzo. Teneva il capo chino, e gli occhi intenti alla terra; gemendo nell'anima cercava colà gli oggetti della sua tenerezza, la moglie diletta e la figlia trilustre, che, seguendo da presso la madre in paradiso, lui aveva lasciato solo sopra la terra, e quando per gli anni già troppi sentiva maggiore necessità di consolazione. Di sembianze appariva duro, nè poteva fare a meno; ma sotto cotesta crosta di ghiaccio scorrevano le lacrime, le quali non piante tornavano amarissime ad allagargli il cuore. Per natura inchinevole alla pietà, ragioni di famiglia lo avevano costretto ad esercitare ufficio da cui repugnava; e così tra fare una cosa ed aborrirla erasi condotto a quella parte della vita, dove, spento il vigore dell'anima, l'abitudine tiene luogo di volontà: adesso gli mancava la forza per troncare il vecchio costume, e, come la più parte degli uomini spossati, lasciavasi menare dalla corrente dei casi esterni. Esitanza di voglie; inanità di affetti, sazietà di ogni cosa fastidioso il rendevano a se stesso e ad altrui: immenso sentiva il bisogno di pace, ma non sapeva dove trovarlo, nè donde gli potesse venire. Stato passivo, che una foglia caduta, una farfalla che voli, un suono improvviso, od altro simile avvenimento può determinare ad estrema risoluzione. Ebbe fama di giureconsulto valente per quei tempi, e lo fu; dacchè allora da per tutto, in ispecie, a Roma, far procaccio di sofisticherie scolastiche chiamavasi scienza.—Di vero. le lettere scarse e servili piacquero ai Preti; e quando nella universale ignoranza esse valsero a somministrare fondamento alle tenacissime, ed improntissime cupidità loro, giovandosi del credito e del decoro che le accompagnano, le molte e generose odiarono, come quelli che tremano del volo del pensiero, se prima, legatogli un laccio al piede, non ne abbiano la cima stretta in mano. Però i Sacerdoti nel buio universale tennero acceso un lampione che tanto lume spandesse dintorno, quanto bastasse a rischiarare loro il cammino: quando poi si levò sul mondo la luce, che deve illuminare tutti, si strinsero insieme smaniosi, e vi soffiarono su; la propria scienza infante usarono come verga, l'adulta altrui tentarono soffocare; invidia, e peggio. Così quando sorse il sole dell'universo, quello di Roma declinò al tramonto. La Umanità cammina a oriente, Roma a occidente; e ad ogni passo che muovono rendono la separazione loro più ampia, ed irrevocabile.

Salutati cortesemente i colleghi e gli ufficiali minori, il Moscati prese posto al suo seggio; dove essendogli per prima cosa caduto sott'occhio il certificato del medico intorno allo stato di salute di Beatrice, lo lesse due volte, poi pacato favellò: