—Pare dunque, che quante volte ne faccia di bisogno possiamo in coscienza sottoporre alla tortura questa sciagurata fanciulla.
—Sicuramente, rispose tossendo il Luciani,—addirittura…
—Dubito però che le si possa applicare legalmente, per avere l'accusata poco più di quindici anni. Su di che desidero sentire il vostro savio parere, Signori…
—Io per me sono chiaro, soggiunse il Luciani, e non ha luogo dubbio. Dirò nondimeno in tutta coscienza, e per convinzione, quello che sento per la verità. Se consideriamo il diritto, per comune consentimento troviamo stabilito come la età non faccia caso in atrocioribus; e poichè atrocissimo, e immanissimo è il parricidio, così con piena coscienza possiamo omettere in questo processo le regole della procedura ordinaria. Inoltre, Signori miei, la malizia nella femmina precorre di assai quella del maschio come la pubertà: di fatti, il gius dichiara pubere la donna agli undici anni, l'uomo a quattordici, nè la quistione della malizia già deve risolversi a ragguaglio degli anni, o per presunzione astratta, bensì in ragione della prova di fatto: per questo modo quei solenni giudici dello antico Areopago condannarono saviamente a morte il fanciullo ladro della corona di oro al tempio di Minerva, avendo saputo distinguere al paragone le fronde del vero lauro dalle fronde dell'oro; e per me penso, e voi tutti, signori Colleghi, ne andrete persuasi, che pravità maggiore di quella mostrata da questi scelleratissimi nella strage paterna difficilmente possa, non che trovarsi, immaginarsi. Se poi vogliamo attendere alla pratica vi occorrerà copia di casi, per cui conoscerete che la età non forma ostacolo; tra i quali piacemi ricordare quello che somministrò materia a Sisto Quinto, pontefice veramente grandissimo, di profferire auree parole. Monsignor Governatore faceva, col debito ossequio, considerare al Papa non potersi, com'egli desiderava, condannare a morte il giovane fiorentino, reo di resistenza alla corte in Trastevere, perchè non avesse la età stabilita dalle leggi. Se non gli mancano altro che anni, rispose quella bocca benedetta di Sisto Quinto, lo potete far morire addirittura, perchè noi gliene daremo dieci dei nostri[9].
E Valentino Turchi giudice collaterale, che presentava tutta la sembianza di un cane da macellaro con gli occhiali, affermando osservò:
—Ed io rincaro osservando, che non si trattava di caso
atroce.
—Giustissima considerazione, soggiunse il vecchio Luciani, sentendo quasi rimorso per non averla aggiunta al suo discorso.
Il Luciani, secondo la giustizia di cotesti tempi, aveva ragione da vendere. Pur troppo la giustizia di oggi pare ingiustizia domani; anzi da un luogo all'altro essa muta, e tale si condanna a Firenze, che si assolve a Parigi. Di questo non vogliono rendersi capaci gli uomini che giudicano: e sì che se vi pensassero sopra ventiquattro ore del giorno non sarebbe abbastanza. Il Moscati non trovò da opporre cosa, che valesse; onde, abbassati gli occhi, ordinò:
—Conducasi la prigioniera Beatrice Cènci.
E venne condotta. Circondata da molta mano di sbirri, e fatta subito voltare con la faccia al banco dei giudici, ella non vide gli arnesi lugubri di cui era ingombra la sala. Gli astanti appuntarono cupidissimamente gli occhi in lei; e, percossi dalla sembianza divina, pensarono tutti come mai tanta perversità di mente potesse accompagnarsi con bellezza sì portentosa di forma. Tutti così pensarono, tranne due soli, i quali ebbero il coraggio di sospettarla innocente: e questi due furono il giudice Moscati, e il giustiziere Alessandro.