—Il dabbene uomo queste proposizioni favellava singhiozzando, e il notaro per filo e per segno le ripeteva a Marzio; cerziorandolo inoltre, che tortura definitiva significava applicarlo ai tormenti usque ad necem; le quali parole latine, in lingua volgare suonavano fino alla morte. Marzio anche a questo assentì col capo, perchè ormai la lingua ingrossata gl'impediva la favella. Disteso, letto, e sottoscritto il decreto, il notaro Ribaldella, volto prima al Luciani, che alacre gli ammiccava con gli occhi, disse al carnefice:
—Tocca a voi.
Mastro Alessandro prese le braccia di Marzio; gliele tirò dietro la schiena; le soprammise una all'altra; le legò con un nodo in croce; tentennò il canapo per assicurarsi se scorresse spedito dentro alla carrucola, e poi, cavandosi il berretto, domandò:
—Illustrissimi, con lo squasso, o senza squasso?
—Diavolo! con lo squasso, s'intende, e co' fiocchi…—rispose il
Luciani, che non si poteva contenere in verun modo.
Gli altri affermarono assentendo col capo.
—Mastro Alessandro, sovvenuto da uno dei suoi valletti, trasse su piano piano Marzio. Beatrice inclinò la faccia sul petto per non vedere; ma poi fu spinta da uno interno moto ad alzarla.—Orribile! orribile!—Urlando si coperse gli occhi con ambe le mani… quel nudo ossame, stirato in truce atteggiamento metteva a un punto terrore e pietà. Il giustiziere, poichè ebbe fatto toccare a Marzio con le braccia tese in angolo sopra la testa la traversa della forca alta sei braccia da terra, si recò in mano il capo della fune, e lasciò andare. Marzio rovinò giù a piombo fino a quattro dita distante dal pavimento: tremendo fu lo squasso, e si sentirono scricchiolare le ossa, e stracciarsi i muscoli. Marzio spalancò gli occhi stralunati come se volessero schizzargli fuori dei cigli; aperse la bocca spaventevolmente mostrando tutti i denti, e un singulto secco gli chiuse la gola: subito dopo si sentì come un leggiero gorgoglìo, e dalla bocca aperta apparve una bolla d'aria, che scoppiando lasciò gocciare giù dagli angoli dei labbri bava sanguigna. In fede di Dio egli era stato uno dei più famosi squassi, che avesse saputo dare mastro Alessandro in vita sua: s'egli se ne compiacesse, o se ne dolesse, non poteva indovinarsi; stava duro, e taciturno a considerare l'opera sua.
—Su, mastro Alessandro, da bravo… agguantamelo con un altro squasso dei buoni,—appoggiate ambe le mani ai bracciuoli del seggiolone, e mezzo ritto con la persona, insisteva l'auditore Luciani.
—Non monta, Illustrissimo; l'ultimo squasso glielo ha dato la morte.
—Come? come? È morto?—imbestialito urlò il Luciani.—Perchè lo avete fatto morire voi? Perchè ha ardito morire costui prima di annullare la sua ritrattazione?