E siccome mastro Alessandro stringendosi nelle spalle non fece motto, il giudice instava:

—Vediamo,—proviamo se fosse sempre vivo; dategli una stretta co' tassilli—un po' di fuoco sotto le piante, per tentare se gli tornassero gli spiriti.

E si levava, quasi per aiutare mastro Alessandro; sennonchè il
Moscati, sdegnoso, lo tenne pel braccio esclamando di forza:

—Per dio! vi sovvenga della dignità del vostro ministero! Siete voi giudice, o giustiziere?

Ma il Luciani svincolò il braccio; e, padroneggiato dal bestiale suo istinto, si fece in fretta presso il carnefice, che teneva stesa la mano sul cuore di Marzio, e ansiosamente lo interrogò:

—Ebbene?…

—Illustrissimo ve l'ho già detto, egli è morto.

Allora il Luciani, pieno d'izza, voltando il discorso al cadavere lo rampognava:

—Ah mi sei scappato, furfante! Sei morto per giuntare la giustizia della confessione, e mastro Alessandro di cinquanta scudi di salario per impiccarti.—E quindi tornando al banco, con voce e gesti infelloniti di faccia al Moscati gridava:

—Su via, signor Presidente, battiamo il ferro quando è caldo: mettiamo a profitto lo sgomento che deve avere incusso il terrore nello spirito dell'accusata;—sentiamo un po' in qual nota canti costei a suono di corda;—e dardeggiava gli occhi contro Beatrice come lingua di vipera.