—Io ci patisco, Eminenza, propriamente ci patisco nell'udir levare i pezzi della reputazione altrui, e della scienza; dacchè io nei miei volumi abbia salutato, come davvero ella è, la tortura regina delle prove: nè qui sarei venuto, laddove io non conoscessi il modo col quale il fatto atroce successe, e non mi augurassi cavarne dalla bocca degli accusati la confessione ingenua, che, come confonderà la calunnia, così porgerà al Beatissimo Padre argomento di fare viepiù rifulgere quella sua innata clemenza, di cui ha empito il mondo con tanti e tanti fulgidissimi raggi…
—E vi augurate davvero farli confessare?—interrogò il Cardinale ridivenuto sereno.
—Lo spero.
—Tutti?
—Tutti…
—Voi, signor Prospero, assumete troppo ardua soma per le vostre spalle; almeno lo temo, perocchè in costoro si manifesti pervicacia pari alla scelleraggine: e voi intendete che le porte della misericordia potranno aprirsi alla supplice preghiera del pentito, non già al superbo bussare dell'ostinato. D'altronde il processo contiene tanta copia di prove, da vincere i dubbii dello stesso Pirrone. Noi (e qui gli occhi gli dardeggiarono veleno) noi non siamo usi a curare i clamori del volgo. Da quando in qua l'aquila ha temuto la vipera? L'aquila ghermisce negli artigli la vipera e la trasporta nelle nuvole, per isbatterla poi contro le pietre. Stanno in potestà nostra arnesi capaci di scorciare le lingue, ed impedire che un labbro si congiunga all'altro labbro:—noi possediamo, e voi lo sapete, signor Avvocato, istrumenti onde quelle parole della santa scrittura, che dicono «avranno occhi e non vedranno, avranno orecchi e non ascolteranno» ricevano litterale applicazione; e noi gli sappiamo adoperare.
—Oh! quanto a questo l'ho fatto avvertire ancora io, si affrettò di rispondere l'Avvocato, che, incominciando a temere di essersi spinto un po' troppo, pensava al mezzo di operare una ritirata onorevole; anzi chiamato, Dio sa da qual parte, un certo risolino, e appuntatolo con li spilli sopra le labbra, continuò:—e non pensate che io mi sia rimasto da farlo capire come merita; però, mosso dalla cognizione dell'alta magnanimità e dello egregio giudizio vostro, io tutto deliberai di significarvi apertamente onde si facciano di quieto, senza strepiti, senza scandalo e pel meglio quelle provvisioni, che pareranno più acconce ai desiderii ed alla giustizia di vostra signoria eminentissima. Per cui a tutti quelli che si mostravano peritosi di venire a informare vostra Eminenza degli umori di questi cervelli romani, io non rifiniva mai di predicare: «O che temete? Voi non conoscete, ignoranti, quanta bontà si annidi nell'ottimo cuore del Cardinale di San Giorgio; quanto lo amor suo; quanto lo zelo per tutto ciò ch'è convenevole e decoroso alla santa sede cattolica, ed alla dignità della sua inclita casata. E confermando col fatto le parole, mi sono risoluto di tenervene proposito io stesso; là onde ora non mi rimane che a supplicare ossequiosamente la umanità vostra a prendere in buona parte questo mio procedimento; ed attendendo meglio allo spirito che me le ha fatte dire, che alle parole com'elle suonano, condonarmi quelle, che, contro la intenzione mia, avessero per avventura potuto sembrarvi libere di soverchio, e temerarie.
Al Cardinale parve, come invero egli era, stranissimo il contegno del Farinaccio: distinguerne le cause interne non sapeva; ed uso a malignare sopra il bene manifesto, pensate un po' s'ei mulinasse su quel garbuglio misterioso. Non assentì pertanto al Farinaccio, nè lo respinse: prese tempo a pensarvi su, e gli somministrò naturalissima scusa allo indugio il pretesto di doverne conferire insieme a Sua Santità.—Si accomiatarono pertanto l'uno dall'altro piuttosto soddisfatti, che no; il Farinaccio perchè sperava riuscire nel suo intento di favellare agli accusati, consigliarli, e dirigerli nelle difese: il Cardinale perchè contava conseguire, ad intuito del Farinaccio, la confessione dei prevenuti, ed ovviare così ai sospetti, ch'egli sentiva meritarsi pur troppo. Ambedue si accorgevano che il giuoco loro correva tra galeotto e marinaro; ambedue sentivano che s'ingannavano a vicenda; e nondimeno conoscevano essere l'uno necessario all'altro pel compimento degli scambievoli disegni.
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Farinaccio allo svoltare della via aperse lo sportello di una carrozza, che stava lì ferma ad aspettarlo; e volgendo il discorso a qualcheduno seduto dentro, favellò: