—E se ci fosse! O che volete che compri carbone nello studio? Ditemi, sareste di quelli che credono che si arrostiscano i clienti?
—Dio me ne guardi! Solo ho inteso dire, che qualchevolta si spellino. Ma ciò non monta;—districhino la lite San Lorenzo e San Bartolommeo fra loro; io non vo' vendere carbone al signor avvocato, bensì ho da parlargli di un mio negoziuccio…
—Voi!… propriamente voi?
—Io… propriamente… io. O che ci è egli di strano? Si parla al
Papa che ha gli orecchi nei piedi, e non potremo parlare all'avvocato
Prospero Farinaccio che li porterà, io mi figuro, attaccati alla
testa?
—Ma lo sapete voi chi sia il clarissimo signore avvocato Farinaccio?
—Sicuro eh! che lo so. Egli è un uomo come me: sarebbe forse nato dal Colosso del Montecavallo, o si vanterebbe cugino del re Porsenna? Su, via, andate ad annunziarmi, ch'io so che è in istudio.
—O il nuovo pesce, ch'è capitato stamattina!, mormorò sommesso il primo scrivano, e poi a voce alta soggiunse: «ci ha gente».
—Aspetteremo—
Rispose il carbonaro; e senza un rispetto al mondo si pose a passeggiare villanamente di su e di giù per la stanza, con insopportabile fastidio dei copisti; i quali un po' per la stizza, un po' per lo inusitato schiamazzo sbagliando sovente, lo mandavano allo inferno, sotto voce però; chè la sembianza traversa, e le membra gagliarde li persuadevano a procedere con precauzione. Di tratto in tratto, giusta il costume dei codardi insolenti, si sfogavano alternando motteggi e scherni.
—Il passo degli allocchi è anticipato questo anno.