—Quegli che già voi, per somma cortesia, consentiste a rimanersi incognito. Io con queste mani lo uccisi, e tornerei ad ucciderlo nel punto in cui stava per oltraggiare la natura…

E qui gli espose a parte a parte il successo: confidandogli ogni più riposto segreto di famiglia, e gli atti, le parole, e i costumi del trafitto Cènci, non menochè la virtù, e la portentosa costanza della sua figliuola Beatrice.

Il Farinaccio a mano a mano che costui veniva favellando s'industriava ravvisarlo; e non venendone a capo, gli passò per la mente che potesse essere monsignore Guido Guerra; ma per la pratica grande che ne aveva, non gli parve che i tratti del volto, i gesti, e tampoco la voce glielo riportassero. Al fine delle sue parole il carbonaro levò gli occhi sul Farinaccio per iscrutare lo sguardo di lui; ma questi teneva impensierito la faccia dimessa. Dopo lunga considerazione favellò:

—Se io vi dicessi andate, ed annunziatevi, lo fareste voi?

—Se questo giova farlo subito non mi parrebbe tosto.

—No, no: voi sareste una vittima di più, nè torreste lo agnello di bocca al lupo. L'amore tornò infesto alla infelice fanciulla del pari che l'odio. Il popolo le appone la strage paterna per darle una corona di gloria, il Papa gliel'appone per rapirle la sua sostanza… Ardua cosa (e si batteva la fronte tutto angoscioso) ardua cosa in verità.

—Deh! signor Prospero, non gli abbandonate, per carità…

—E per di più, sempre distratto favellava il Farinaccio, in corte mi hanno in uggia; e temo che se questa volta capita loro il destro, mi conciano e cimano come un panno francese.

—In corte io conosco tali, che sicuramente vi darebbero favore; e so che voi trovereste i cardinali Francesco Sforza e Maffeo Barberini dispostissimi a secondarvi…

—Questo sarebbe qualche cosa… E come dovrei presentarmi io a cotesti porporati?