La fama pervenne agli orecchi del Farinaccio, e palpitando cadde nella opinione degli ultimi; onde corse smanioso a conferirne co' cardinali protettori, e questi con altri del sacro collegio, i quali comecchè in questo negozio procedessero indifferenti, tuttavolta vennero di leggieri nel concetto essere il comando papale esorbitanza enormissima, e tale, da disgradarne quanto di più barbaro avesse mai osato quel duro frate di Sisto V. In vero, comecchè nove soli anni corressero dalla morte di cotesto pontefice, i tempi eransi di alcun poco scrudeliti, nè gli stessi Ecclesiastici andassero persuasi del bene, che taluni predicavano avere costui procacciato alla Chiesa. Comunemente sapevasi, che della lettera indiritta da Sisto a Enrico III re di Francia, dove occorrevano queste precise espressioni «attendesse a purgare col ferro e col fuoco il sangue incancherito nelle vene dei suoi sudditi»[5] n'erano rimasti scandalizzati così i Cattolici come i Protestanti; anzi gli Ugonotti avevano avuto ardimento di dire a viso aperto del re Enrico «che il Papa, dopo avere messo su macello di carne umana a Roma, pretendeva aprirne un altro a Parigi; essere i consigli del Vicario di Gesù Redentore iniqui in Roma, scellerati da per tutto. Tale operando, e tale consigliando, come presumeva costui chiamarsi rappresentante di Dio in terra, se di averlo tale si sarebbe vergognato anche il diavolo?»[6]

Però i cardinali gravi, cui stava a cuore la decenza del seggio apostolico, s'incamminavano al Vaticano per distorre il Papa da cotesto avventato provvedimento. Il Farinaccio, cui pareva essere stato giuntato, corse per altra parte a trovare il cardinale Cinzio; e siccome gli fu detto dagli staffieri ch'egli era andato a complire l'Ambasciatore di Spagna, rispose gittandosi sopra una cassapanca dell'anticamera:

—Aspetterò.—E all'atto parve, che senza mutar costa vi volesse passare la nottata; ma indi a breve, agitato dallo interno turbamento si alzò, e si pose a passeggiare gestendo, e brontolando. Sovente egli guardava con ansietà la porta, e più spesso asciugavasi il sudore, che copioso gli bagnava la faccia per la fatica, e per la pena dello inopinato accidente.

Forse tornò, forse non era vero che il cardinale fosse uscito, dacchè io sappia come nei servi in generale, ed ho inteso dire in quelli dei prelati romani in particolare, la bugia è la regola, e la verità la eccezione. Fatto sta, che dopo spazio convenevole di tempo,—quanto bastasse a far supporre verosimile il ritorno del cardinale,—avvisarono il Farinaccio che poteva passare. Egli non se lo lasciò dire due volte; ed affrettandosi concitato trovò sua Eminenza seduta e tranquilla in vista, come se ricevesse un uomo nuovo. Però gli fu forza abbandonare presto cotesta finta impassibilità, avvegnadio il Farinaccio, tremando di commozione, andatogli incontro audacemente, postergato ogni rispetto, gli favellasse:

—Dunque cosiffatta è, Eminentissimo, la fede sacerdotale?…

Il Cardinale, argomentando dallo esordio la perorazione, gli troncava la parola con suono contenuto, ma turbato:

—Signor Prospero, io potrei dirvi che la promessa della difesa fu da me fatta sub modo; vale a dire, che la confessione degli accusati non uscisse così limpida ed esplicita da rendere qualsivoglia difesa superflua: ancora potrei dirvi onorare io (e non sono il solo a pensare così, ma altri troppo a me superiore professa questa opinione) quei pellegrini intelletti, che, come fiaccole inviate da Dio a illuminarci nelle tenebre del dubbio e dello errore, vengono a incamminarci su la via della rettitudine; ma per altra parte io ed i miei superiori disprezzare altamente gli avvocati, i quali, abusando dello intelletto che certo non sortirono per questo, torcono co' loro sofismi quello ch'è diritto, rendono, cavillando, imbrogliato quello ch'è piano; intorbidano le acque chiare per pescarvi…

—E vi par chiara, Eminenza, la prova del delitto? Da quando in qua della confessione complessa si accetta la parte che dichiara la colpa, e si respinge quell'altra che la giustifica? Insidie…

—Ma io, signor Prospero, tutto questo non voglio dirvi; solo mi piace, e giova dichiararvi quello che già avrebbe dovuto farvi conoscere la esimia perspicacia vostra. La mia promessa fu data, e non poteva essere altramente, sub conditione che il Papa acconsentisse: questa condizione, e voi siete per insegnarmelo, nel placito dello inferiore, di cui la volontà è sottoposta, comecchè non espressa devesi sempre intendere compresa virtualmente. Ora se il sommo Pontefice, fonte di tutta sapienza. e mio signore e vostro, trovò buono non approvare il mio operato, con quanta giustizia voi, per ciò che mi sembra, vogliate lamentarvene, lascio considerarlo a voi nel savissimo vostro intendimento.

—Nacqui in Roma, crebbi nella curia romana, e voi dovete capire, Eminentissimi, che tutti questi ripieghi tornano affatto inutili per me:—io li conosco. Voi prometteste; e se non eravate da tanto da mantenere, non vi dovevate esporre. Ma no; voi prometteste, e dovete, e potete mantenere. Forse non sa il mondo intero voi essere mente dei consigli pontificali, voi l'Augusto zio preferire al cardinale Aldobrandino, a voi, nepote benemerito, nulla ricusare egli amantissimo? Io ottenni la confessione a patto della difesa, confidando sopra certi argomenti, che or conosco a prova quanto fossero infelici! Diasi, supplico, la difesa agli accusati; altrimenti, sapete che cosa si dirà per Roma? Che furono traditi gl'innocenti, e che nella capitale del mondo cattolico Giuda ha un compagno…