—Signor Prospero, e voi?…
—Ed io sono quegli.
—La vostra mente, signor Avocato, parmi accesa oltre al consueto:—calmatevi… questa esaltazione vi potrebbe nuocere… calmatevi.
Il Farinaccio non era in istato di sentire il consiglio, e nè la minaccia obliqua compresa in coteste parole; o, se pure la sentì, e' fu come sprone a cavallo sfrenato: per la qual cosa, bollente di sdegno e tutto avvampato nel volto, proseguì:
—E come potrò calmarmi io? I tempi, e la corruzione universale mi spinsero nel sentiero dei piaceri sregolati, ch'io percorsi senza decoro, è vero, ma anche senza viltà; e qui nel petto serbai sacro un luogo dove si fa sentire la voce di Dio, che mi comanda palesarvi innocenti la Petroni e i Cènci: la signora Beatrice, innocentissima, confessa a istanza mia, per le supplicazioni dei suoi, ed in virtù del medesimo amore, che persuase a Cristo sagrificarsi pel genere umano. Nonostante la confessione della strage dello scellerato, che la natura stessa si vergogna a chiamar padre, io confido che nessun giudice cristiano vorrà condannare la figlia che salva valorosamente la sua onestà. Dove io non ottenga questo, io… io stesso le ho posto la testa sul ceppo;—su le mie vesti, signor Cardinale, su le mie mani, se io non riesco, si scorgerà indelebile il sangue innocente; quindi per me non più quiete, nè pace; nè potrò piangere tanto che basti, per mondarmi da! rimorso… ed io vi giuro su questo santo messale, che in espiazione del mio non volontario delitto io vestirò il saio del pellegrino, e dalla Estremadura fino in Palestina, da Gerusalemme al Loreto non lascerò dietro a me città, villa, o casale, dove io non abbia predicato la innocenza della famiglia Cènci, e il deplorabile errore di cui ella cadde vittima.
—Calmatevi, signor Prospero. Voi mettete troppo calore in questo negozio; concedete ch'io ve lo dica. Voi non potete ignorare quale alto concetto si abbia in corte di voi, e quanto ci torni grato compiacervi, potendo. Questo in segretezza vi confido, che Sua Santità non ha trasmesso ancora verun comandamento al Governatore di Roma per la esecuzione della sentenza. Procurerò frattanto di favellargli, e la supplicherò umilmente a concedere che la difesa abbia luogo, facendole conoscere essere in ciò impegnata la mia parola. Andate, e state sicuro di questo, che non sarà mossa foglia senza previo vostro avviso.—Ora, come amorevole vostro, mi sia permesso avvertirvi, che essendo da molto tempo fermo in corte di promuovere la persona vostra a carica cospicua, e giovarci dei preclari vostri talenti in benefizio dello stato, voi non veniate a rompere il disegno con le vostre mani,—troncandovi la via per salire; e nel tempo stesso con modi e parole imprudenti non facciate ricordare certe faccende poste a mezzo in oblìo, e così fabbricarvi con le vostre mani il precipizio in cui potreste rovinare. In breve avrò gusto di rivedervi.
E si divisero.
Veramente le parole del cardinale dettero un po' da pensare al Farinaccio; ma scotendo la testa, le cacciò via come si costuma dei fiocchi di neve posati sopra i capelli; e procedendo infaticabilmente nello assunto impegno, radunò i colleghi ed espose loro il minacciato tradimento, eccitandoli di presentarsi al papa per far vive le proprie ragioni. A vero dire non ebbe a spendere troppe parole per renderseli parziali; imperciocchè nei varii componenti un collegio vediamo prevalere sempre l'amore del corpo; e gli avvocati Altieri e De Angelis, quantunque di natura dimessa, procedevano tenerissimi delle cose giuste: incapaci certo a sopportare il martirio, ma neppur tali da disertare, senza risentita protesta, la causa del diritto. Convennero pertanto di condursi al Vaticano; e poichè correva notizia che il papa ricusasse ammettere al suo cospetto chiunque fosse andato a tenergli proposito dei Cènci, statuirono che si presentasse il De Angelis come avvocato dei poveri, sperando che il pontefice, ignaro della parte che aveva assunto nella difesa dei Cènci, lo accoglierebbe; e allora, colto il destro, lo avrebbero seguitato i colleghi, e, genuflessi tutti ai piedi di Sua Santità, con gli argomenti che l'occasione avesse persuaso migliori si sarebbero industriati a farsi confermare la grazia della difesa, già conceduta dal suo nepote cardinale di San Giorgio.
E come ebbero concertato, così fecero. Andando al Vaticano essi videro tornare indietro le carrozze dei principali prelati e baroni romani. Aguzzando gli sguardi taluni scòrsero nelle sembianze disfatti, tali altri gestivano concitati, e pareva eziandio che favellassero veementi parole; sennonchè la lontananza impediva loro di raccoglierne il senso. Malo augurio era quello. Fatti più cauti dalla necessità divisarono presentarsi nell'anticamera separati, e confondersi nella folla di coloro che aspettavano essere ammessi alla udienza; allontanando perfino il sospetto, che gli muovesse un comune negozio. Riuscì a bene il partito: annunziato il De Angelis, ottenne licenza di presentarsi; ed aperta dal camerario la porta per lui, l'Altieri e il Farinaccio, prima ch'egli si riavesse dalla sorpresa, lo seguitarono, e tutti insieme in diversi atteggiamenti s'inginocchiarono davanti al pontefice; il quale, cruccioso corrugando la fronte e stringendo i sopraccigli, interrogò con voce velata:
—Ch'è questo?—Che cosa vogliono da me le signorie loro illustrissime?