Il Procuratore fiscale, come se non fosse fatto suo, attendeva sempre a guardarsi le ugna; non così il cardinale Sforza, che sommesso diceva al San Giorgio:

—E' par che buone mosse abbia preso il barbero.

Ma l'altro non lo ascoltava, che in cotesto punto concludeva certi suoi pensieri con la seguente formula: egli bisogna che sia con noi, o contro noi. Intanto il Farinaccio prosegue:

—Qui noi vediamo un cadavere, la gola squarciata da larga ferita. Chi è egli? Un padre. Chi lo ha trucidato? Sua figlia: ella senza impallidire lo dichiara; senza rimorso il confessa; anzi, se non lo avesse fatto, bandisce che tornerebbe a farlo. E chi è questa femmina dai truci pensieri, e dai fatti più truci? Eccola; una fanciulla di cui il sembiante par formato dalla mano degli angioli, onde quaggiù si mantenga il tipo della celeste purità. La Innocenza può baciarla in bocca, e dirlo: ave, sorella. La Mansuetudine parla come lei, come lei sorride. Non vi ha persona che lei non esalti, e levi a cielo; di molti ha sollevato i dolori, ha pianto alle angosce di tutti. Che cosa mai può avere sospinto la egregia donzella allo esecrando attentato? Domandatelo al Fisco, ed egli ve lo dirà. È stato il diavolo. Oh! il diavolo, se l'avesse veduta, l'avrebbe tolta in iscambio di un angiolo, e l'avrebbe adorata; e noi sappiamo che il diavolo sopra gli angioli non ha potenza: i procuratori fiscali poi non vanno immuni da siffatto pericolo perchè nessuno li estima angioli, nè anche se stessi. Lasciamo pertanto il diavolo a casa sua, e discorriamo di cause più umane. Forse la cupidità del danaro? A sedici anni la gentil donzella pensa al danaro quanto lo usignuolo, ch'empie delle sue melodie le valli in una bella notte di estate; vi pensa quanto la farfalla, che tuffa le ale nel raggio del sole di maggio. A sedici anni la fanciulla è tutta amore pel cielo e per la terra: questi due amori si confondono in lei, sicchè il suo primo amore per oggetto terreno ritrae sempre in se qualche cosa di divino. Ma poniamo, via, che in lei allignasse vaghezza di pecunia; come mai poteva questa condurla allo abbominevole misfatto? Il censo, ch'ella redava copiosissimo dalla madre, il padre non poteva menomarle, nè torle: folle consiglio saria stato in lei la fiducia di ottenere o tutto o parte del paterno retaggio libero dai fideicommissi, avvegnachè Francesco Cènci, il quale non si era proposto altro fine che quello di spogliare i suoi figliuoli degli averi, della fama, e, se avesse potuto, della vita, non si sa come si sarebbe mostrato pietoso unicamente con lei; e peggio che follia sarebbe stato per la signora Beatrice sperare nei beni fideicommissarii di casa sua (e qui levò la voce più sonora che mai) chè i beni fideicommissarii per comune consentimento dei dottori non possono per veruna causa o pretesto, neppure per fellonia, alto tradimento, o parricidio di taluno dei chiamati, esser tolti ai legittimi suoi successori maschi di maschio…

Il vecchio pontefice a queste parole declinò la testa, e le sue pupille traverso i sopraccigli irsuti parvero fiamme dietro una siepe di rovi; il cardinale di San Giorgio levò la sua, e con l'angolo esterno dell'occhio sbirciò il papa. I due sguardi parve si cambiassero una parola, e questa per certo fu:

—Costui bisogna che sia dei nostri…

—Felice Olimpia!—riprende a dire l'avvocato—felice, che rinvenisti orecchio per ascoltarti benigno, ed incontrasti il Padre dei fedeli sollecito a sottrarti agli empi disegni del genitore, mercè onorevole parentado. I cieli non concessero alla signora Beatrice siffatta ventura; la sua voce, fra il trambusto di tempi agitati, in mezzo al fragore delle armi, e alle grida di trionfo per la recuperata Ferrara, non venne intesa. Del suo memoriale, che dal profondo della miseria ella rivolse allo eccelso Vicario di Cristo, non occorre più traccia nella cancelleria, se togli l'appunto del giorno in cui fu consegnato, e la testimonianza dell'ufficiale che lo ricevè. In questo modo si chiudevano a lei quelle vie, che si apersero altrui; solo egli era destino che rimanesse la misera abbandonata da tutti, esposta, novella Andromeda, sopra lo scoglio della necessità ad essere divorata da mostri più crudi di quello che superò Perseo!

A me prende ribrezzo raccontare le atrocità commesse dal conte Cènci contro la sua figliuola Beatrice. Ah! perchè la natura mi fu avara di un cuore e di un ingegno pari a quelli che prodigò al fisco, ond'io mi compiacessi a esporre le parole piene di vergogna con le quali il tristo vecchio contaminò le orecchie castissime di Beatrice, e l'empietà con le quali ingegnavasi depravarne la virginea intelligenza? Nè gli giovarono le lusinghe, le inverecondie, le cieche ire, le insanie trucissime, le carceri disoneste, le lunghe fami, i sonni spaventati, le affannose vigilie, i colpi, le ferite, e il sangue co' quali egli tentò superarla.—Noi vediamo un cadavere con la gola squarciata; noi raccapricciamo a mirarlo… è un vecchio… è un padre trafitto dalla propria figliuola: nessuno lo nega… ella il confessa:—oh! anche a me il freddo penetra le ossa, e i denti battono per orrore; ma via, facciamoci coraggio; osiamo investigare qual fosse, prima di diventar cadavere, costui. Schiusa, come ladro notturno, pianamente la porta della stanza ove gemeva la sua desolata figliuola, avvolto le nude membra dentro una zimarra, si accosta al letto della giacente: ella dorme e piange, perchè alla infelice non sono amici nè anche i sonni. Egli, il sacrilego, velata prima la lampada che la vergine teneva accesa davanti la immagine della Madre della purità, rimuove le coltri e nuda le membra, che natura fa sacre agli occhi dei genitori.—chiunque è qui, che abbia viscere di padre, venga meco a vedere il vecchio empio, con la bocca contratta verso le orecchie come un satiro, gli occhi avvampanti dinanzi ai quali è passato il fumo dello inferno, tremante, fremente, curvarsi stendendo le mani, toccare il corpo della vergine, e… Beatrice si sente strisciare sopra la persona la pelle lurida e diaccia del rettile… si sveglia… che mai farà?

Che farà?—Se empia ella fosse stata al pari del padre suo, o abietta, voi allora avreste udito come altramente si sarebbero ecclissati i soli del fisco; in bene altra guisa avrebbe il Tevere del fisco ritorto le corna verso la sua sorgente.—Io, o padri, vi ho tratto davanti a questo spettacolo, e non vi ci ho tratto invano… Rispondetemi, dite, in cotesto momento quale avreste desiderato voi Beatrice… empia… abietta come non fu la Romana vergine, o miserissima com'ella di presente si trova?—Beatrice vide faccia a faccia la sventura, e l'abbracciò come messaggera di Dio… avventò il ferro, e sottrasse il suo nome alla infamia. Noi, deplorando questa suprema necessità, dobbiamo ammirare la fanciulla valorosa, che in altri tempi Roma le avrebbe tributato gli onori del trionfo, ed oggi la straziò co' tormenti, e adesso le minaccia la morte ignominiosa.

Il divo imperatore Adriano ordinò non farsi luogo alla pena del parricidio quantevolte il figlio uccidesse il padre, o questi quello, per una delle quattordici cause contenute nell'Autentica Ut cum appellatione cognoscitur. Bene è vero che l'imperatore Adriano considera la strage del figlio adoperata dal padre a cagione dello stupro della matrigna o concubina; ma per consenso dei dottori il disposto di cotesta legge si estende eziandio a qualsivogiia altro caso d'ingratitudine, non già perchè proceda affatto impunito, ma con qualche pena più mite della capitale si vendichi.