Deh! non si dica che qui in Roma, nella sede del mondo cattolico, imperio, la cortigiana ebbe simulacro nel Panteon; e Beatrice, la vergine fortissima, il supplizio: la impudicizia trovò onori divini, la castità la morte. Oh! potessi avere io l'autorità di Scipione, che, imitandone lo esempio, esclamerei adesso: «In questo mese, in questi giorni, nel decorso anno una vergine romana, superata la debolezza del sesso, vinta ogni viltà, seppe difendere valorosamente la sua pudicizia: più virtuosa di Lucrezia, meno infelice di Virginia, il suo nome e il suo esempio durino orgoglio delle donne latine. Che ci tratteniamo ora più a discutere s'ella sia colpevole, o innocente? Andiamo, giudici, difensori e popolo al Vaticano, per ringraziare Dio di avere riserbata la inclita donzella ai giorni nostri».

Poi favellò succinto anco di Bernardino, e disse:

—In verità di Dio io stava per dimenticarlo; ed infatti l'accusa contro di lui non vale il pregio della difesa. Bontà di Dio! E come supporre un garzoncello di dodici anni complice del parricidio? O sia che si ritenga l'asserto del fisco, ch'è falso, o sì veramente si accetti la confessione della signora Beatrice, ch'è vera, noi troveremo sempre assurda l'accusa. Se la Beatrice spinta da improvviso moto dell'animo trafisse lo scellerato attentatore, e allora non le furono mestieri consultori, nè complici. Se, all'opposto, come finge il fisco, fu da sicarii perpetrata la strage del Conte Cènci, e allora a qual pro metterne a parte Bernardino? Forse per consiglio? Davvero dodici anni non paiono età conveniente a somministrare consigli in materia di parricidio! Certo il magnifico Pico della Mirandola, per la portentosa dottrina, al diciottesimo anno salutarono la fenice degl'ingegni; ma nel dodicesimo essere reputato, ed essere capace di sedere a consulta per commettere un tanto misfatto, la è cosa da far tremare Satana stesso per lo suo trono infernale. O piuttosto, invece di consiglio, ricercarono Bernardino di aiuto? Oh! al braccio di due sicarii cresciuti sopra i monti dello Abruzzo poca forza poteva aggiungere un fanciullo dodicenne. Orsù, via, io temerei recarvi oltraggio se mi fermassi più oltre a favellarvi del garzoncello: torni l'accusa di lui fra le mostruose visioni che l'uomo, inebriato dallo spettacolo degli umani delitti, sogna talvolta, chiudendo gli occhi sul seggio della giustizia.—

E fece fine.—O fosse la efficacia delle parole del Farinaccio, o, come si ha da credere, piuttosto l'audacia del volto, la voce sonora e il bel garbo del porgere, gli astanti rimasero percossi da questa orazione, che io, riportando, ho scevrato dal troppo e dal vano, in ispecie da tutte le metafore, se togli una o due, per dar saggio del gusto del tempo ormai declinato a corruzione. Un mormorio spesso e profondo volò di bocca in bocca; e se non fosse stato il rispetto per la presenza del Papa, e troppo più verosimilmente la paura delle alabarde dei lanzi, la sala avrebbe rimbombato di applausi. I giudici si ritirarono per sentenziare.

Dopo lungo aspettare corse voce, non si sa donde mossa, il decreto non sarebbe stato profferito che a notte inoltrata. Allora gli astanti si ritirarono, alcuni sperando, altri temendo, a seconda della varietà degl'ingegni e degli affetti; tutti però supplicando la Madonna del Buonconsiglio, che ispirasse diritta la mente dei giudici.

Il Farinaccio, inebbriato dal rumore della propria facondia non meno che dagli elogi che da ogni lato gli piovevano addosso, e confidando, se ragione valeva, nello esito della causa, si dette buon tempo, secondo il suo costume, fino a notte avanzata fra i consueti compagnacci, e femmine di partito, non rifinendo di levare a cielo la castità, la fortezza e la leggiadria della vergine latina; e (quello che a prima giunta sembrerebbe strano, e poi ripensandovi sopra riesce consentaneo alla natura dell'uomo) cotesti scapestrati e coteste male donne celebravano, e si onoravano della virtù di Beatrice come se la avessero costituita depositaria della fama, che ognuno di loro avrebbe dovuto presso sè gelosamente custodire. Tornato Prospero tardissimo a casa, un famiglio gli consegnò un piego con le armi papali, che disse essere stato portato da uno staffiere di palazzo verso la mezzanotte. Appunto a quella ora il destino della famiglia Cènci era stato deciso: egli lo aperse palpitando, nella fiducia di trovarvi l'assoluzione dei prevenuti; ma s'ingannò. Era un breve del Papa, che lo creava consultore della sacra Ruota Romana, con le prerogative, onorificenze e stipendii annessi a cotesta carica. Il breve, dettato nella vacua magniloquenza, e con le decrepite leziosaggini della curia, vantava la prestanza, ed anche le virtù del nuovo consultore.

—Meglio così, esclamò il Farinaccio; non è quello ch'io sperava, ma par che metta bene. Se gli fossi riuscito fastidioso, Sua Santità non avrebbe atteso a darmi questo splendido segno del suo gradimento.

In cosiffatta fiducia egli dormiva sopra le piume desiderate un sonno di oro.

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A tre ore di notte, i giudici si erano adunati nella medesima sala dove avevano arringato i difensori. Un solo candelabro, velato da un cerchio di seta oscura, arde nel mezzo della tavola: tutti siedono, ed incominciano a mettere parole sommessamente fra loro. Il chiarore velato illumina a un punto, ed adombra uno affetto che temono, e che, insinuatosi peritoso negli animi loro, sbigottiscono al pensiero che scivoli a trasparire nel volto; e non pertanto l'ora, il luogo, tuttavia vocale delle parole del Farinaccio, e la coscienza che si faceva sentire come suono lontano per acqua cheta, li disponeva a pietà. Di repente al preside venne fatto di gittare gli occhi sopra un volume da lui non avvertito fin lì, riputandolo parte del processo: egli lo aperse, lo lesse, e il suo volto di pallido diventò livido: lo prese con mano tremante, e lo passò al collega che gli sedeva al fianco, e questi ad un altro, e così di seguito finchè, fatto il giro della tavola, non fu tornato davanti al presidente. Il tremito e il pallore di lui nelle vene e pei volti dei colleghi si trasfusero a modo di favilla elettrica: ormai tutti costoro, con la fronte china e gli occhi intenti sopra il tappeto rosso, stavano assorti in un medesimo pensiero: pareva che un giogo di ferro gravasse loro sul collo. Tale, io penso, avessero a rappresentare aspetto i convitati alle mense dei re di Persia, dove un arciere in capo tavola, con la corda su la noce della balestra, stava pronto a saettare chiunque avesse ardito di sollevar anco di un pelo la testa. Cotesto foglio aveva avuto la virtù che gli antichi novellieri attribuiscono al teschio di Medusa; gli aveva impietriti tutti.—Di vero egli era tale da convertire in sasso ogni cuore di carne; però che contenesse ricopiata e corretta la sentenza, che condannava a morte la intera famiglia dei Cènci. Lucrezia, Beatrice e Bernardino avessero mozza la testa; Giacomo fosse mazzolato; tutti poi attanagliati e squartati: ancora perdessero i beni, confiscati a profitto della Camera Apostolica.