Intanto che questa mano di pietosi toscani si affatica a renderle meno amara la morte, Beatrice che fa?

Ella dorme come nella notte in che fu desta dal singulto di un moribondo, e questo moribondo era suo padre a piè del letto ammazzato.—Non la svegliamo; solo accostatevi taciti a contemplarne anche una volta la divina bellezza. Non vi pare ella davvero creatura celeste? Guardate le guance polite, che non poterono perdere tutto il roseo della vergine anima sua; il sonno tranquillo gliele dipinge di una tinta più vermiglia, e le lumeggia col riflesso dell'ale candide, che le distende su tutta la persona. Mirate i labbri; essi bevvero molte, ahi! troppe, delle sue lacrime, e non pertanto mezzo schiusi sorridono un mesto, eppure dolcissimo sorriso:—una volta questo sorriso apparve raggio di stella traverso la rugiada di una rosa; adesso potrebbe rassomigliarsi alla luce sinistra, che il sole all'occaso manda alla nuvola pregna della procella. Più tardi verrà la procella; più tardi scoppierà l'affannosa passione; adesso il raggio par tutto porpora ed oro; adesso quel sorriso sembra posato sopra cotesti labbri dall'angiolo custode di Beatrice.

Guardate… no, non le guardiamo gli occhi: un dì, quando ella girava gli occhi dintorno, l'aere si faceva più chiaro, il raggio del sole raddoppiava di splendore, vinceva le fiammelle del giocondo festino; adesso il pianto gli ha oscurati; per essi solo si comprende quanta mole di miseria siasi aggravata sopra di lei. Deh! non l'abbandoni il sonno;—potesse essere eterno! Invero, e qual sarebbe pietà desiderarle di riaprire le pupille alla luce? Luce, e dolore non sono la stessa cosa per lei? Se si svegliasse nello amplesso di Dio, pei campi eterni, lontano lontano dalle angosce di questa terra maledetta… quanta sarebbe misericordia per lei! Signore, non farla ridestare mai più; ritira a te il tuo fiato, col quale animasti un giorno questa cara fanciulla; mesci nella tua grande anima la scintilla spirituale, che in lei sente e ragiona: la farfalletta leggiadra e passeggera ebbe le ale infrante;—non imporle nuovo volo, o chiamala piuttosto al volo immortale. Invano! Dio tiene il dito fisso inesorabilmente sopra la fronte di ogni creatura, ed i fati forza è che si compiano. Le sue pupille devono aprirsi a nuove, e più tremende visioni; le fibre del suo cuore hanno a stridere per lo strazio di più pungenti sensazioni, e poi morrà: vuole Dio che la sua vita si consumi al fuoco del dolore, e la fiamma ne duri finchè la possa alimentare frammento di osso, o filo di nervo.

Ella dorme ancora; ma il sorriso svanisce dai suoi labbri, e le si contraggono i sopraccigli. Sopra cotesta fronte così liscia, così piana, in breve ora col vomere di fuoco tracciò profondo il suo solco la sventura. A che pensa? Le si avvolgono per la mente i ricordi ultimi dello amore, che però sono divini? O rammenta piuttosto le furie paterne, e il lampo del ferro che gli squarciò la gola, o le patite torture?—Udiamo; ella parla.

—Ma perchè mi sei così nemico, Dio? Che cosa ti ho fatto?

E sollevata con violenza la destra, le catene di cui l'avevano avvinta da pochi giorni a questa parte mandarono un suono che percosse acuto, e si disperse lento per l'aere cieco del carcere: pure non valse a destarla; ella geme, e dorme.—Però di un tratto le stette davanti una larva, che vestì intera la sembianza del suo fratello don Giacomo; la quale essendosi pianamente accostata al letto, le disse: «Su, levati, è l'ora». Al che avendo ella risposto interrogando: «dove abbiamo ad andare?» la larva si curvò, quasi volesse sussurrarglielo negli orecchi, e la testa con un profluvio di sangue le cascò giù dalle spalle rotolando sopra il lenzuolo. Allora Beatrice proruppe in un grido disperato, e si svegliò.

Si svegliò; e sollevato risoluta il fianco, lanciò intorno a se le pupille atterrite. Nulla appariva mutato: la lampada ardeva a capo del letto davanti la immagine della Vergine; oltre il letto discerneva poco; il silenzio profondissimo occupava la prigione, e non pertanto in un angolo di quella, ed essa non gli aveva veduti, due genuflessi oravano mentalmente il Signore per l'anima di lei.

Ella sentì un passo, poi due. Alfine si staccò dalle ombre un'ombra meno fosca, che inoltrandosi lenta lenta dentro la zona dei raggi tramandati dalla lampada rivelò il venerando aspetto di un cappuccino, attrito dal digiuno e dagli anni. Gli sguardi smarriti Beatrice posa intenti sopra quella pallida faccia, e non pronunzia parola. Il vecchio leva la mano benedicendo; e recita la orazione che ha virtù di scacciare, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spiritossanto, lo spirito maligno dal corpo degli ossessi. Ella lasciò che fluisse la orazione, poi dolce in atto gli disse:

—Padre! meco non ha abitato il demonio mai.

—Così sia, figlia; ma egli ci gira sempre dintorno come lione che rugge, epperò giova starci apparecchiati a sostenerne l'assalto. Volete, figlia mia, accostarvi al tribunale della penitenza? Io sono qui disposto ad ascoltarvi.