—Domani.

—Domani! E perchè vogliamo rimandare a domani quello che possiamo fare adesso? L'uomo è egli padrone del domani?

—Così impreparata,—colta alla sprovvista,—svegliata a forza da un sogno di terrore!

—E la morte ci assegna forse un'ora per sorprenderci? Non giunge ella inaspettata come il ladro fra le tenebre? Cristo lo ha detto…

In questa la porta del carcere stridendo sopra i suoi cardini si aperse, ed al chiarore di una torcia furono visti entrare il sostituto dell'avvocato fiscale accompagnato da alcuni cursori, i quali con volto cupo, ma senza amarezza, come senza benevolenza, si accostarono al letto di Beatrice. Il signor Ventura, che tale era il nome del sostituto, così incominciò:

—Se differendone la notizia potessi, gentil donzella, mutare il vostro destino, volentieri io lo farei. Il mio penoso ufficio mi obbliga leggervi la sentenza…

—Di morte?—esclamò Beatrice.

Il cappuccino si coperse la faccia con ambedue le mani; gli altri la declinarono. Beatrice si aggrappò smaniosa al mantello del padre, e gemè dal profondo del cuore:

—Oh Dio! Dio!, ella gridava, com'è possibile che io, così giovane, abbia a morire? Nata appena, perchè vogliono in modo tanto acerbo cacciarmi via dalla vita? Signore… Signore, qual colpa ho io commesso?—La vita! Ma sapete voi, la vita a quindici anni che sia?…

—La vita, le risponde il cappuccino, è soma che va crescendo con gli anni. Felici i non nati a portarla! Dopo loro, felici quelli a cui Dio concede di deporla presto! Che cosa trovi, o figliuola, nei tuoi giorni decorsi, che t'invogli a prolungarne la trama?