—Nulla,—replica precipitosa Beatrice; poi si ferma sopra un punto, che la memoria parve presentarle luminoso; ma fissatolo appena, si ecclissò; ond'ella umiliata, a voce via via più spenta aggiunse:
—Nulla… nulla…
—Ebbene, dunque, animo! leviamoci presto da questa mensa dove i cibi sono cenere, e bevanda le lacrime…
—Ma il modo, Padre mio, ma il modo… oh!
—Mille vie, e tu lo vedi o figliuola, appresta la Provvidenza per uscire di vita; una sola per entrarvi: la più sollecita è la migliore; ma benedette tutte, purchè conducano al paradiso.
—E la infamia, Padre, l'obbrobrio rovesciato sopra la mia memoria?
—Questi sono i pensieri della polvere. Davanti al giudizio di Dio, il giudizio degli uomini che cosa importa? Che sono i secoli davanti al soffio del Signore? La fama passa, e il tempo che seco se la porta. Sopra la soglia dello Infinito gli anni non si distinguono neanche come polvere. Volgi, o figlia, il tuo sguardo al cielo, e dimentica le cose terrene.
—Ah! la morte…—mormorò Beatrice, e la funesta parola passando per le labbra vermiglie, le ghiacciò, le imbianchì; subito dopo il freddo sudore le cosperse la fronte, raccapricciò per tutte le membra, e i sopraccigli declinando gravi le adombrarono le pupille smarrite.
—Soccorso!—gridò Virginia; e già muoveva in traccia di spirito e sale per farla rinvenire, quando Beatrice ricuperando i sensi disse:
—È passato;—e con le mani si spartì sopra la fronte i capelli bagnati di sudore. Poi, rivolta agli astanti, riprese:—Perdono, signori, e' fu un momento di debolezza. Lo ebbe anche Gesù… scusatelo dunque in me, che sono una grande peccatrice. Adesso, signore, potete adempire il vostro ufficio: io vi ascolto.