Il clarissimo signor Ventura allora lesse la sentenza, non omettendo clausula e nè un eccetera, con voce lenta, monotona, lugubre come i tocchi della campana che suona per gli agonizzanti. Quando ebbe finito levò gli occhi verso Beatrice, perchè aveva già ritrovato nella sua memoria certo discorsetto intorno alla virtù della pazienza, altre volte in pari occasioni da lui favellato, e, per quanto glien'era parso, con moltissimo frutto; ond'ei, mutatis mutandis, si accingeva applicarlo al caso; ma vistala inconcussa, non è da dire se rimanesse contento di risparmiarselo. Inchinata pertanto la persona, usciva co' suoi cursori incamminandosi a rinnuovare lo ufficio con gli altri condannati. «Il discorso, pensava fra se, mi gioverà con quelli che parranno averne bisogno: niente di troppo!»

—Virginia, soggiunse Beatrice prendendo per mano la fanciulla, di grazia esci per un momento. Il tempo, come sai, stringe; domani… e prima di morire ho da confessarmi, ed assettare le cose dell'anima. Va, sorella mia, ti chiamerò…

Virginia si sentiva scoppiare il cuore; partì senza aprir bocca, e quando avesse voluto farlo non le sarebbe riuscito. Beatrice avendo avvezzato il guardo alla scarsa luce, vede nello angolo della prigione un genuflesso che teneva il volto nascosto nelle mani: anche lui cuopre un cappuccio, nè trapela parte alcuna delle sue sembianze: sta immoto così, che non rassembra animato. Perchè si trattiene costui? E chi è egli, che presumerebbe essere messo a parte dei segreti del cielo? La confessione non può ascoltarsi se non da uno solo: così è sacramento; in diverso modo sarebbe sacrilegio.

Ella tace esitante; il cappuccino, anch'egli esitante, non sa schiudere il labbro. Beatrice guarda ora l'uno, ora l'altro; nè capace a penetrare quel mistero, prolunga il silenzio.

Quel prostrato è Guido Guerra, l'amante disperato di Beatrice. E a che vien egli in cotesta ora solenne? Perchè si attenta a contristarle i suoi estremi momenti? Non gli basta ancora? A nessuna creatura l'odio altrui tornò così funesto, come lo amore suo a Beatrice. Fu egli che suscitò in quel cuore di vergine uno affetto, che poi spense nel sangue. Fu egli che intendendo, mal cauto, a salvarla, oltre la vita le tolse la fama, reliquia ultima degli infelici traditi. Sia pago a tanto, e si allontani. Viene egli forse a tentare se in lei duri tuttavia amore? A che monta ciò? Se cotesta fiamma arde pur sempre, ahimè! come la lampada della Vestale sepolta, arde per morire, arde per illuminare il sepolcro. O forse viene egli a bere l'ultima lagrima della desolata?—Addietro; cotesta sarebbe voluttà di vampiro. O piuttosto viene a ravvivare nell'anima di lei speranze ch'ella depose già, nella guisa stessa con la quale le antiche vergini della Grecia si recidevano le chiome sopra le tombe dei trapassati? La lasci morire in pace: tanto, anco vivendo, entrambi sarebbero divisi (ed ella non glielo tacque) da una fiumana di sangue, e lungo le sponde vagolerebbero perpetuamente senza poterla, nè volerla valicare giammai. Quando il destino mette in moto la ruota dello infortunio a frantumare la umana creatura, o che cosa è l'uomo per presumere di porsi tra mezzo la macina e il macinato? Lo ufficio supremo ed unico, che rimanga allo amico dello sventurato, consiste nello applicare un bacio su le commessure della lapide sepolcrale come il suggello di una epistola finita. Il Signore, che vede cotesto atto, romperà fra breve quel suggello, e riparerà nella pace eterna il superstite inconsolabile.

Ma Guido ormai penetrò nella prigione di Beatrice. Se un Dio o un demonio lo abbia spinto, egli non attese, nè sa. Vedere volle Beatrice, e la vede adesso: ogni altro ignora; e adesso sente eziandio che stringerebbe volentieri la mano della fanciulla, dove le fosse stesa, quando anco in quel punto cadendo una scure le recidesse, così intrecciate, ambedue.—Sente che vorrebbe la sua testa posata accanto alla testa di lei, le sue labbra incollate alle sue labbra, fosse pure giù dentro la cesta che raccoglie i capi mozzi dal carnefice. Ed ella quando, gittato il cappuccio sopra le spalle, avrà riconosciuto colui che fu prima radice di ogni suo male, come sosterrà il suo sguardo? Quali parole profferirà?

Guido si leva in piedi, muta alcuni passi vacillando; poi sta, e piange. La fanciulla udiva scenderle sopra l'anima quelle lacrime, soavi come il pianto della sua genitrice.

—Chi è che piange?—ella disse;—io non avrei creduto che in questo luogo si chiudessero anime più desolate della mia.

E guardando il cielo sospirò mestamente.

Cotesta voce, che si partì dalle labbra affettuose di Beatrice, suonò all'orecchio di Guido armonia di paradiso. Quello che non avrebbe osato la sua passione, egli fece vinto dalla virtù della voce: superata la paura tirò addietro precipitoso il cappuccio, ed ecco appare la faccia di Guido, parlante e bella come una testa del Correggio. Tacito e tremante si accosta a Beatrice: Beatrice lo ravvisa, e indietreggia tremando; allora anche Guido dà indietro un passo: nè quel misero amante, nè la donzella ardivano, non che profferire parole, alitare; solo in quel silenzio si udiva il cigolìo delle catene, scosse dai polsi convulsi di Beatrice.