Eccola in mezzo alle sue chiome splendide, come l'Angiolo della luce, nel giorno della maladizione, vide il serto di raggi che gl'incoronava la fronte disperso ai suoi piedi. Quante cure, o dalle sue mani stesse, o dalle altrui avevano ricevuto cotesti capelli? Come, ed in quante diverse guise, non sapeva ella acconciarsegli intorno alla testa? I poeti celebrando quella chioma nei loro canti, l'avevano detta più degna assai che quella di Berenice di splendere tramutata in astri per le volte dell'empireo. I più bei fiori la inghirlandarono, contenti di alitarvi sopra l'ultimo sospiro di profumo. Le gemme, forse esultando nel premerla, scintillarono più luminose. Amore pareva averla lisciata con le sue ale… E tutto questo dove aveva da finire? Per essere recisa dalla mano del carnefice.—Fatalità!
Beatrice raccolse la chioma recisa, e non le bastò a stringerla una mano. Guatolla un pezzo, e poi così, come se fosse persona, le rivolse la parola:
—Compagna fedele di ogni mia sventura! io avrei sperato che tu meco fossi discesa dentro al sepolcro. Dappoichè questo non ha concesso Dio, e tu nemmeno mi rimarrai superstite nel mondo, forse a celare la calvizie della età matura, o a crescere la lusinga della lascivia: nata, e cresciuta sopra capo di vergine, tu non diventerai arnese di menzogna… e poi tutto in te è pregno di disgrazia, e porteresti teco lo infortunio a cui ti usasse. Giova pertanto che tu ti disfaccia, come me, negli elementi che ci compongono; le nostre particelle fatali si sperperino nella immensa fatalità del mondo: insieme unite hanno fatto, e forse tornerebbero a fare prova troppo dolente. Solo ne separo questa ciocca, e tu ti consuma…
E la gittò nel fuoco che ardeva dentro al cammino. In breve della chioma magnifica avanza un pugillo di cenere bianca.
—A te, Virginia, prosegue Beatrice; io parto questa ciocca dei miei capelli in due, ed a te la consegno. Se un giorno mai tu incontrassi un uomo alto e bello, di capello biondo, col segno della fatalità marcato tra ciglio e ciglio… tu lo ravviserai perchè tutti gli sventurati presentano in volto certa rassomiglianza di famiglia; ed io, vedi, quando prima mi ti presentasti davanti ti riconobbi per mia sorella di dolore; e poi, senti… (—e le sussurrò vergognosa una parola negli orecchi—) tu gli darai questa ciocca qui: quest'altra serberai per te. Io posso lasciarti danari e robe e gioie, e te le lascerò; ma queste non fanno parte di me; col recarti addosso i miei capelli avrai sempre teco un frammento del mio ente… finchè dura almeno… poichè anche i morti si disfanno, e le reliquie non si trovano più. A te infortunio non possono recare davvero, perchè, poveretta! tu sei per disperazione fatta sicura. Se potessi mutare il tuo stato, Dio sa se lo farei;—comunque sia, ti desidero ogni bene:—chè se, come sembra pur troppo, anche tu ti debba struggere in giorni pieni di amarezza, ti giunga dolce la morte come questo ultimo bacio, che ti do sopra le labbra.
CAPITOLO XXVIII.
LA FIGLIA DEL CARNEFICE.
E cortesia fu lui esser villano.
DANTE, Inferno.
Virginia sentiva morirsi dentro; parlare non osava, e dal piangere quanto più poteva frenavasi. Per non caderle morta ai piedi, colto il destro che Beatrice si fece a mutare alquante parole col cappuccino, uscì pianamente di carcere. Appena le fu dietro le spalle chiusa la porta, l'aria fresca la colpì nel mezzo della fronte come il taglio di una mannaia: vacillò; la colse un fierissimo capogiro, le mancarono sotto le gambe, ed una languidezza ghiacciata le strinse il cuore: volle aiutarsi appoggiandosi al muro con ambe le mani aperte, ma non potè, e cadde giù con un singulto lungo la parete.
I fratelli della Misericordia, i quali vigilavano solertissimi per adempire ogni più lieve desiderio dei condannati, la rilevarono da terra; ed avendola riconosciuta per la figliuola del carnefice, la posero su di una seggiola e la portarono nella sua stanza, immaginando che per dimorare lunga pezza in luogo chiuso l'aria le avesse fatto male. In vero, chi di loro avrebbe dubitato che la figlia del carnefice avesse racchiuso un cuore capace di rompersi per la pietà?