—Ma non tutti sono tratti a morte di dodici anni.

—Dio prova chi ama; e voi, figliuolo, ringraziatelo con tutte le viscere per avere tra mille scelto voi a sperimentare la sua bontà infinita.

—Padre, riprese ingenuo il fanciullo, se vorreste prendere il mio posto…

E il frate con atto di compunzione, strette le mani e levati gli occhi al cielo, interruppe:

—Con tutto il cuore, figliuolo mio, se potesse farsi; ma non si può fare.

Mastro Alessandro con la sua faccia di bronzo ruppe gl'indugi. Pareva impossibile, eppure da cotesta sua faccia traspariva una immensità di dolore,—feroce,—minaccevole a coloro cui fortuna gli avesse cacciato tra le mani, e tuttavia dolore. Egli vestì i pazienti di due cappe nere somministrategli dalla fraternita della Misericordia; anzi quella indossata da Giacomo fu già di Francesco Cènci, il quale finchè visse era stato ascritto al pio istituto.

Poi tutti a passo lento incamminaronsi fuori del carcere. Don Giacomo si fermò sopra la soglia della stanza, che abbandonava, testimonio delle sue inenarrabili angosce, e profferì queste parole:

—Settantasette volte maladetto l'uomo, che condanna l'uomo a disperarsi l'anima dentro cotesto avello; quegli che con una spinta lo precipita nel sepolcro, sia maladetto sette volte soltanto.

Le campane continuano lo squillo degli agonizzanti; i tamburi suonano scordati; il cielo e la terra pareva che con quei suoni si scambiassero l'annunzio che la strage stava per compirsi, e ne rimanessero sbigottiti. Giù nel cortile stavano attelati parecchi squadroni di micheletti a cavallo, e un nugolo di sbirri a piedi, e poi i fratelli della Misericordia, e il carnefice, e i valletti del carnefice, e tutto insomma il desolante apparecchio di forza, del quale ha bisogno di circondarsi la giustizia,—quando non è giustizia.

Bernardino guardava tutti cotesti oggetti a modo di smemorato, ma più particolarmente fissò due carrette, dov'entro fornelli di carboni ardenti si arroventavano tanaglie di ferro; e curioso, secondo la indole dei fanciulli, domandava: