Dal Re ancor non conosciuta,
Con le vergini men vo.
Quanto fei per te, Castiglia,
Tradimento non ci entrò.
Le corone, che mi hai dato,
Son di sangue e di dolor;
Ma ne avrò su in cielo un'altra,
Che ben fia di più valor.
Alla fin delle parole
Il mazzier la mazzicò,
Le cervella del bel capo
Per la sala sparpagliò[**]
[*] Sonetto per la morte della Beatrice Cènci, alla quale egli stette presente.
[**] La morte di Donna Bianca, Romanza spagnuola.
La processione che conduce al patibolo i fratelli Cènci, dopo avere percorso diverse strade, giunse alla fine in via Giulia, dove sostò davanti la carcere di Corte Savella.
Beatrice e Lucrezia meditano in silenzio. Padre Angelico anch'esso prega; ma vigilando attento egli ascolta un rumore, che sempre, e più sempre si avvicina. Alza le ciglia, e vede traverso il pertugio della porta del carcere balenare una figura che gli accenna della mano, ed egli comprende quel cenno. Oh Dio! comecchè da lungo tempo ei logorasse la vita nella opera senza fine amara di porgere conforto ai miseri ridotti ai supremi infortunii, non gli bastava l'anima per avvertire Beatrice, che era forza andare. Mentre ei stava improvvido di quello che si avesse a fare, la fanciulla gliene offerse il modo nelle preci che indirizzava a Dio.
—E se, ella diceva, questa immensa voglia che mi spinge fuori della vita verso le tue braccia, o Signore, è peccato, e tu me lo perdona. Quanto mi tarda aspettare! Io sono quasi un esule, che sopra la spiaggia riarsa dal sole affretta col desiderio la nave che deve ricondurlo in patria. O cielo, patria veramente pia di tutti quelli che soffrono!
—Figlia, se ti senti così gagliarda, il Signore già viene… è venuto a pigliarti. Andiamo.
E levatosi in piè sommette la sua mano venosa alla mano candidissima di Beatrice, la quale, anch'essa di subito alzatasi, esclamò: