—Padre mio le vostre parole mi ridonano gli spiriti. Ascoltatemi dunque, perocchè io sia venuta appunto per favellarvi dei vostri nepoti. Voi vedete in me una madre desolata, una vera madre del Pianto. Di me non parlo. Non badate a questo abbigliamento vilissimo, per cui divenni favola poco anzi dei vostri medesimi staffieri…..ma sappiate che i figliuoli miei, i nepoti vostri, non hanno vesti che bastino a cuoprire la loro nudità;—mancano spesso di pane per saziare la fame.—
E le lacrime d'orgoglio, che versava poco anzi liete e rare, si convertirono nella povera madre in pianto dirotto, e pieno di dolore.
—Come può essere questo? Certo io non vorrò negare di essermi mostrato sempre a Giacomo piuttosto scarso, che no; però che la esperienza mi avesse ammaestrato, com'egli crescesse nei costumi poco lodevoli in proporzione della facoltà ch'ei possedeva per alimentarli. La botte delle Danaidi fu favola, ma la prodigalità di mio figlio è vizio pur troppo irreparabile. A me repugnò sempre contribuire a renderlo peggiore di quello ch'ei sia. Mi ha ognora trattenuto dal mostrarmi largo soverchiamente con lui una sorte di rimorso, e il timore di doverne rendere un giorno conto a Dio. Se i nostri antenati non avessero fondato i fidecommissi, ed io non attendessi a imitarli in questa lodevolissima pratica, ma sapete mia cara Signora, e spettabile nuora mia, che io andrei pensoso—ma pensoso davvero intorno alla sorte dei vostri figli, e miei nepoti?—Nonostante ciò, mi sembra che con duemila ducati annui si possa provvedere alle necessità, ed anche alle comodità della vostra famiglia.
—Ma Giacomo afferma che voi gliela trattenete, e che gli gettate pochi scudi, così di tanto in tanto, piuttosto in segno di oltraggio, che in sollievo della sua miseria…
—Egli lo afferma? E forse anche lo giura con la stessa parola di gentiluomo onorato con la quale vi accertava me sciente, e consenziente del vostro matrimonio?—Io non vi giuro, perchè mi è stato insegnato che il parlare del Cristiano ha da essere: sì, sì; no, no…Ma ecco, chiaritevi di per voi stessa sopra i libri di casa (e preso un libro di ricordi lo aperse, glielo pose sott'occhio segnandole col dito diverse partite, che la nuora si astenne di leggere) se gli sia stata pagata, o no, la pensione pattuita. Poichè questo sciagurato riduce il suo genitore alla umiliazione di giustificarsi, le pietre stesse insorgeranno per fare testimonianza contro di lui.—Calunnia—e sempre calunnia ingiustissima; eppure non è la più trista delle colpe, che deva rimproverare a Giacomo il mio cuore paterno! Ma i miei dolori devono rimanere sepolti qua dentro. Ahimè! Francesco Cènci, quanto sei misero padre, ed infelice vecchio…Ahimè!—E si cuopriva con ambedue le mani la faccia.
Luisa alla venerabile sembianza, allo accento di uno affanno così profondo si sentiva commossa. Il perverso, sempre con voce di lamento, proseguiva dicendo:
—Potessi almeno trovare un cuore col quale sfogare la immensa amarezza dell'anima mia!…
—Padre mio!—Signor Conte…ed io pure sono madre e sposa infelicissima,—sfogatevi…noi piangeremo segretamente insieme…
—Egregia donna! Mia buona figliuola! No—no—la religione della moglie consiste nello stare attaccata come osso a osso all'uomo, che scelse a suo compagno nella vita:—però io devo astenermi dalle parole, e forse ne ho favellate troppe, chè potrebbero farvelo amare meno… O Giacomo! quanta notte di angoscia tu versi sopra gli estremi anni del tuo povero padre! Ecco mi è ignota la faccia dei miei nepoti—gentile orgoglio degli avi.—Noi potremmo vivere tutti sotto il medesimo tetto, uniti nella benedizione di Dio! Questo palazzo è troppo vasto per me; io lo percorro solitario, e assiderato; io, che dovrei specchiare le mie sembianze rinnuovate nelle sembianze dei miei nepoti—io, che dovrei riscaldarmi nelle loro carezze; tra i cuori nostri, che anelerebbero accostarsi, e le nostre persone sorge un muro di bronzo; e tu, sciagurato Giacomo, ne sei stato l'artefice!
Luisa, considerando la sembianza del vecchio tinta nella cenere dell'odio, temè avere aggravata soverchiamente la sorte del marito. Onde cauta si ritrasse domandando pacata: