—Eccellenza… il tabellione…
—Aspetti. Fatelo passare nella stanza verde onde possa assettarsi a bell'agio…
—Eccellenza, egli mi ha commesso annunziarle, che faccende urgentissime lo chiamano altrove…
—Per dio! Chi è costui, che ardisce avere una volontà diversa dalla mia—e per di più in mia casa?—Quasi, quasi io sarei tentato fargli come a Conte Ugolino, e gittare le chiavi nel Tevere. Andate, e non gli permettete uscire senza il mio consenso…
La rabbia appena repressa con la quale il Conte fremeva queste parole, avrebbe fatto avvertito agevolmente chiunque vi avesse posto mediocre attenzione, della ipocrisia da lui adoperata nei suoi colloquii fin qui; ma Luisa teneva la mente rivolta altrove, e lunga ora stette col capo dimesso al pavimento come persona affatto avvilita, incapace a formare un concetto, o profferire una parola. Il Conte la sogguardò sospettoso, e poi riassicurato riprese:
—Però non mi diparto dal mio proponimento, che i figli non hanno a portare il peso delle iniquità paterne. Questa legge, severa troppo, venne mitigata dalla dottrina di Cristo… ed io sono cristiano. Voi mi cogliete nel punto in cui vado a ridurre ad effetto questa mia convinzione. Ho disposto instituire eredi delle mie facoltà libere i vostri figliuoli: pei fidecommissi sto sicuro perchè non possono essere ipotecati, molto meno alienati; dalle rendite dei fidecommissi in fuori altro non può sprecare Giacomo vostro, e dovrà suo malgrado rendere un giorno i fondi inalterati al maggiorasco. Voi nominerò amministratrice dei beni liberi; e spero, che dopo aver provveduto onoratamente alla famiglia, potrete avanzare tanto che valga a crescere il patrimonio. Io desiderava consultarvi in proposito; ma non poteva rivolvermi a mandarvi a chiamare, dubbioso se voi avreste tenuto lo invito. Ora poi che siete venuta spontanea, confesso che Dio vi ha proprio ispirata. Anche i ciechi dovrebbero vedere qui dentro il dito della Provvidenza.
Quantunque Luisa, come tutte le madri, sentisse maravigliosa compiacenza delle ottime disposizioni dell'avo a favore dei suoi figliuoli, pure, come donna virtuosa, non potè trattenersi da osservare:
—E la signora Beatrice, e don Bernardino?…
—Beatrice ha già stanziata la dote, sufficientissima a qualsivoglia gran dama. Bernardino ha da tirarsi innanzi per la prelatura, e Casa Cènci possiede in copia giuspatronati fra i più cospicui di Roma.
—E gli altri figli?