—Chi figli?…
—Don Cristofano e don Felice…
—Essi? Oh! essi, la Dio mercede, sono già provveduti, e non hanno bisogno di niente—rispose il Conte; e i suoi occhi si raggrinzarono, e la pupilla costretta mandò fuori un lampo di riso maligno…
—Don Francesco non mi muove curiosità, ma voglia di non comparire alla mia coscienza cupida del bene altrui, nello insistere a sapere come venne provveduto ai miei signori Cognati…
—Essi hanno sposato una potentissima dama che fa loro le spese, e come a loro le può fare, e le fa ad altri ben molti…—Di ciò, se vi piace, parleremo altra volta, donna Luisa, e con agio maggiore…
—Signor Conte, prima di lasciarvi—e donna Luisa esitò uno istante; poi amore di madre vincendo la donnesca alterezza, fattasi coraggio riprese:—io vorrei esporvi la causa, che mi persuase di venire a inchinarvi…
—Ditela…
—Se i miei voti saranno ascoltati in cielo voi vivrete anche cento anni; e i miei figli, intanto, stremi di tutto…
—Ah sono pure il solenne smemorato!—incominciò a dire don Francesco toccandosi lieve lieve il capo, e come se favellasse seco medesimo.—Povera donna! ha ragione.—Sopra il piatto di cotesto sciagurato ella non può fare assegnamento, dacchè ei lo spende fuori di casa con altra femmina che ama; con altri figli, che più dei legittimi formano la sua tenerezza…
—Come! come!—proruppe Luisa afferrando con ambedue le mani il braccio destro al suocero.—Dunque, don Francesco, lo sapete anche voi?