—Benvenuti nobili parenti, ed amici: benvenuti eminentissimi Cardinali, colonne di santa madre chiesa, e splendore urbis et orbis. Se il cielo mi desse cento lingue di bronzo e cento petti di ferro, come invocava Omero, non li crederei bastanti a rendervi grazie per l'onore, che vi degnate compartire con la vostra presenza alla mia famiglia.
—Conte Cènci, la vostra inclita casa si trova così in alto locata, che davvero non abbisogna di altri raggi per isplendere lucidissima stella in questo cielo romano—rispondeva, giusta il costume dei tempi, concettosamente il signor Curzio Colonna.
—Voi, nel tesoro della vostra benevolenza, mi procedete parziale oltre il dovere, onorandissimo don Curzio: comunque sia, gran mercè dello amor vostro. Io, Signori miei, vi era quasi diventato straniero: temeva che il mio apparirvi dinanzi vi spaventasse, come di uomo tornato dall'antro di Trofonio; ma che volete? Me rodeva una immensa tristezza… l'iniquo male! Ed io, che provo com'egli trapani le viscere, l'ho portato sempre studiosamente chiuso nel petto, per tema che mi avvenisse come a Pandora quando aperse incautamente il vaso, e versò, senza volerlo, sul mondo la famiglia infinita dei malanni. La tristezza è la polvere sottile che solleva il vento di levante; da per tutto s'insinua, a tutto si attacca, e opprime di sgomento anime e corpi. Il malinconico, per causa più forte del lebbroso, ha da cacciarsi fuori dei tabernacoli d'Israele, e dai festini degli eredi di Anacreonte—io parlo per voi, chierici, a cui mi piace professare venerazione e rispetto: in quanto a voi altri laici, forse avrei proceduto senza cerimonie… ma no… ho pensato che se io aveva causa sufficiente a gittarmi via, alberi e fiumi per appendermi, od affogarmi mercè di Dio non ne mancavano; e non doveva pormi indiscretamente tra il sole e voi per abbuiarvi la vita.—Io poi non mi sono impiccato perchè, bene considerata la cosa, la morte è un brutto quarto di ora—e di più, su le cose che si fanno una volta sola, ho inteso sempre dire ch'è savio pensarci sopra due;—ma neppure volli contristarvi con la mia presenza. Adesso, che un filo di luce viene a rischiarare obliquamente il buio della mia anima, scoto la chioma da questa cenere; colgo anche una fiata—forse l'ultima—una rosa, e ve la intreccio dentro.—Certo durante il verno non si vorrebbe nudrire vaghezza di rose, nè il gentil fiore si educa in mezzo alla neve… pure in questa alma Italia, e ve ne fa prova Beatrice mia, in ogni stagione crescono le rose; e se non ne trovi nel tuo giardino, va in quello altrui, e coglile o strappale. Sì, strappale a forza; perchè, qual legge condannerà il vecchio che prima di morire ha involato una rosa in ricordo della gioventù spenta, e in conforto della vita che si spegne? Tanto varrebbe, che Sua Santità scomunicasse un moribondo perchè manda lo sguardo estremo alla luce che fugge. E tu, Beatrice, quale strana fantasia ti prese di mettere una rosa appassita nei tuoi capelli? Temi per avventura il paragone delle tue guance con le foglie della rosa fresca?—Cessa dalla paura, donzella;—tu puoi provocare siffatto genere di confronti, perchè sei nata a vincerli tutti.—
La fanciulla gli dardeggiò uno sguardo a guisa di saetta; egli lo ricevè stringendo gli occhi, e facendo sfavillare le pupille. Don Onofrio Santa Croce rispose:
—Noi siamo venuti, Conte, come parenti ed amici a prendere parte delle contentezze vostre; e bene mi auguro, che le abbiano ad essere grandissime; imperciocchè io non vi conobbi mai di umore sì gaio, da pretendere di emulare il buon vecchio di Teo.—
—Ed io ebbi torto a non procurarmi cotesto umore, Principe; e quello ch'è peggio, io me ne sono accorto tardi. La Parca,—voi lo sapete—o piuttosto non lo sapete—perchè voi altri eminentissimi Cardinali tenete queste storie in conto di eresie. Eminentissimi, rispettate i vinti; gli esuli ritornano, e la fortuna non ha inchiodato l'asse della ruota: anche Giove fu Dio, e conosce la via che conduce in paradiso. In trono o fuori, Dii e Principi sono cosa sacra; e non appartiene a Dii e a Principi insegnarne il disprezzo alle moltitudini. Assai queste lo imparano da se! E poi non v'incollerite mai contro chi crede troppo… prendetevela con chi crede poco;—perseguitate chi crede punto:—anzi io non arrivo a capire come mai vi siate legate le mani, restringendo a tre le persone delle quali va composto il vostro Dio—e mio;—dovevate instituire un palio fra chi credeva di più, e premio un milione di anni d'indulgenze per colui che giungeva primo.—
—Ma dove era io rimasto?—Attendete… alla Parca. Ora dunque la Parca ci fila giorni di lana nera, mescolati con altri pochi di colore di oro; il senno umano sta nel separarli: piangiamo nei tristi, esultiamo nei lieti, altrimenti convertiremo la vita in uno eterno ufficio da morti. Omnia tempus habent… e sebbene io non ammetta, col sapientissimo re Salomone, che possa esservi anche il tempo di uccidere, mi unisco al suo avviso quando dichiara tutte cose vanitas vanitatum, se togliete forse un bicchiere d'acqua pura quando siete assetati… a patto però che non sia della tofana, che fabbricano a Perugia, o dell'altra di cui sapeva il segreto il sommo pontefice Alessandro VI di santissima memoria.
Monsignor Tesoriere osservò maligno:
—Questa vostra giocondità—forse soverchia—è solita a manifestarsi così intemperantemente dalle persone che ella visita di rado: essa ritiene del febbrile; e in ciò tanto più mi confermo quando penso, che la morte contristava non ha guari la vostra casa.
—Ah! Monsignore, che cosa mi rammentate voi? Noi non ci possiamo lasciar cadere qualche memoria per terra, senza che un amico, importunamente pietoso, ve la raccolga e ve la restituisca dicendo: «Badate, v'è caduta un'amara rimembranza dal cuore; rimettetela al suo posto». E poi a veruno è lecito maravigliarsi di ciò, meno che a Monsignore, il quale nelle cose divine è quella cima di uomo che noi tutti sappiamo. Infatti non ho io imitato re David? Voi vedete, che io tolgo i miei esempi da buona famiglia; come lui, morto il figliuolo, ho esclamato «Digiunai, e piansi finchè visse» pensando: forse chi sa non me lo renda il Signore! Ora poichè è morto, perchè digiunerei io? Forse potrò revocarlo indietro? Io andrò sempre più verso di lui; ma egli non verrà più verso di me….[4]