Lemmo Perchè quello Che in pensando il tuo cor freme, — in altrui Vuoi sospettar? — Questo non è nè giusto Nè onesto; e il nome nostro delle genti All'orecchio fin qui non suonò infamia. L'anima sconfortata nel dolore Non ode l'argomento della mente, Nè palpito paterno ragion vince! — O auguste mura dei miei padri, — un giorno Men superbe sorgevate, ma certo Di tutela ospital, di cortesia Vi riparava il perseguito, — certo Delle oneste accoglienze il cavaliero; — Come della innocenza e del valore Al sacro asilo tutti. — Men superbe Sorgevate: — ma or son del signor vostro Le notti tutte quiete? — Il pianeta Vi schiara sì; — ma non v'allegra; — cade Suo raggio sopra voi, come su l'arca Del potente defunto. — O patria mia! Da quei muri esce un grido di minaccia; Però che guai alla terra ove castello Tal'erge il cittadin che può oppressarla: Guai! In breve, o il suo signor fia per te spento, Od ei ti fie tiranno. Insomma questo Dee pur finire in pianto... — Or parmi, e certo Scorgo una giovanetta in alcun'opra Intesa tutta: — oh! se della famiglia Di colui fosse cui nomar non oso. Fratello, — a lei chieder potria di Dore... — Gentil donzella, se benigno il cielo... Bianca Gran Dio! qual voce è questa! Lemmo!... Lemmo Tanto Nei miei consorti può l'odio, che desti La mia voce terrore? Bianca Amor la voce Vostra, ed amor dolcissimo risuona Su l'anima di Bianca. Lemmo Tralignato Non è il buon seme di colei che madre A te, ed a me dolce cognata, or siede Su in ciel santa. Or deh! dimmi: — il figliuol mio? Bianca Degli avi suoi nella casa securo Vive. — Lemmo Se come bella sei cortese, Non l'odii tu? Bianca Odiare io Dore! Lemmo Arrossi? — Tanto ti grava un pensiere di pace, Che a diffonderti valga su pel volto Il colore dell'onta? Bianca Ahi! duro detto. Lemmo Gemi? Ah! tu ben per tempo sei nudrita Nella scuola dell'ira. — Ah! ben per tempo Sai esultar nella gioia di futura Vendetta, e dolce un retaggio esser l'odio, Che dee di figlio in figlio tramandarsi. Pur chi il diria? così cortese sembri... M'ingannai... Bianca V'ingannaste... il figliuol vostro... Io amo... Lemmo L'ami? ma tuo padre... l'odia... Bianca Io gliel svelava... Lemmo Ne fremeva il figlio Di mio padre? Bianca Il fratel vostro? —[16] Vermiglia Fu questa terra del sangue di Geri; — Or non è traccia: — tal dalla sdegnosa Anima sparve l'ira... perchè Dore È un innocente. Lemmo Gioventù feroce! — E a te grazie, o leggiadra giovanetta. Che sì pietosa al genitor favelli Del figliuol suo. — Di', non aborre dunque Gualfredo Dore? Bianca Ei ci nomava figli. — Lemmo Figli! Bianca E già mosse per alcun consorto, Onde lieto messaggio a te portasse Parola di amistà. Lemmo Cara! non sai Quanta gioia nell'anima mi versi! E io dirtela non so; perchè — profonda, — Inesprimibile è. — Signor, mercede! Hai veduto lo spirto contristato Nell'angoscia di morte, e n'hai sentito Pietà; — non vuoi che nel sepolcro scenda Affranto nell'affanno il servo tuo. Or tu, diletta, al mio fratello vola; Digli che un cuore nel pensier dell'odio Inaridito spandersi sospira Per lo suo affetto intero: — un labro, amaro Finor per ira, ansa cambiare il bacio Di amistà sul suo labro; — e le mie braccia, Digli che mai fur giunte alla preghiera Dal dì che più gli si gittaro al collo Come pegno di amor. — Va... vola... parla Quello che vuoi, nè posso dirti io tutto. Chè al fervido sentir dell'alma è manca Favella umana; ma secreto un senso Prepotente e misteriosa fibra Dette il cielo ai gentili. Or dunque digli Quel che sentisti, non quel ch'io ti dissi. Bianca Spirto non mosse mai sì lieto l'ale Verso del suo fattor, com'io del padre Ora al cospetto.... Quella via men lunga[17] Percorrerò. Lemmo Verso la piazza io muovo Del castello; — colà se mia venuta Tuo padre assente... a dirmi vieni, o manda; Nè già ti prego io ratto; — chè qual spina Sia l'incertezza più che dirtela io, Potrai sentirla tu.
SCENA VII.
LEMMO.
Questa è ben gioia!... Ma è figlia del travaglio. — Nel dolore Si nasce,... nel dolor si muore,... e l'ora Tra il nascimento e la morte è un dolore... S'ei tace, — godi... — in altro modo lieto Esser non puoi quaggiù. — Oh! non è questa La patria nostra... non è questa... In cielo, Al cospetto di Dio è vera gioia.
ATTO QUARTO.
Però bestemmio in prima la natura
E la fortuna con chi ne ha potere,
Di farmi sì dolere;
E tocchi a chi si vuol, ch'io non ho cura;
Che tanto è il mio dolore, e la mia rabbia,