nel regno delle Muse.
Con le largizioni sbraciate del buon Lupato io cavai tanto da non cascare morto di fame sopra l'eterne pagine, che mi dava a correggere: ma occorrono certi quarti d'ora così per gli uomini come pei popoli, nei quali gli è un gran fatto vivere; testimone quel tanto che su questo proposito predicò dalla bigoncia cotesto cervello magno del nostro Massimo Azeglio, che maneggia spada, pennelli, penne e timoni (di Stato già s'intende) con la medesima agilità onde un giocoliere di fiera si remolina fra le mani quattro mele cotogne. Vissi, e subito dopo, assicuratomi alquanto su le ale, mi commisi a volo maggiore; dettai manifesti; mi arrischiai a qualche prefazioncella; e rotti gli argini, proruppi fino alle traduzioni; l'esito superò l'aspettativa altrui e le mie speranze, perchè rispetto a revisione di stampe sopra ventiquattro svarioni ebbi la coscienza di non farne passare che 20 soli, e allo editore milanese parvi sofistico; per le traduzioni dal francese mi regolai col mettere sempre la vocale in fondo alle parole del testo, cosa che i miei colleghi traditori-traduttori spesso dimenticavano; epperò corsi pericolo di diventare testo di lingua a Milano. Nè qui mi arresto; aveva detto, bugiardo, a Teresa di professione essere marruffino; questa parola parve smovesse la fortuna a farmi un po' di bene; mi capitò pertanto un buon Toscano, che viaggiava per vendere semenza di bachi di seta, e mi pose a parte della opera e del guadagno. Ella sa, mio caro zio, come i gentiluomini toscani in questo traffico delle sete si esercitassero sempre con alacrità tale, che a taluni storici parve soverchia, e tali altri misero in canzone; sicchè Niccolò Capponi, assunto al sommo maestrato della repubblica, non rifuggiva uscire di celato dal palagio, in onta al divieto, per dare un'occhiata ai suoi opificii di sete: a giorni nostri cotesto studio assieme ad ogni altro spettante alle industrie agricole crebbe così fra quella nobil gente, che all'ora che fa non si potrebbe senza invidia contrastarle di essere diventata perfettamente villana: anzi siccome ella fa eziandio professione di amare la patria nei giornali, così io credo che se potesse allevare alla milizia questi bachi per venderli con profitto, noi avremmo di già il fatto nostro; e senza bisogno di soccorso straniero potremmo a quest'ora esclamare con Eustachio Manfredi:
Italia, Italia, il tuo soccorso è nato.
Non temeremmo più della concorrenza della Svizzera; anzi mentre questa dolorosa repubblica manda, o consente che vadano anime cristiane a puntellare la tirannide, i gentiluomini toscani da paese monarchico spedirebbero schiere di bachi eroi a difesa della libertà.
Ma negli estri della narrazione io ho fatto un salto fuori dell'ordine cronologico degli eventi: niente di male; con la penna il tempo lascia ricondursi indietro: chiedo perdono e continuo.
Era già trascorso un mese, quando certo dì appressatomi al buco contemplai la terza veduta, che io sto per raccontarle.
Ecco mi apparisce di primo acchito dinanzi gli occhi una bellissima creatura, ma ahimè! di genere mascolino; giovane di sembianze miti, a tutto punto aggiustato nei capelli, nei baffi, nelle vesti, come in ogni altra cosa, si teneva piuttosto appoggiato, che seduto su la tavola di cucina con una gamba soprammessa all'altra, un piede piantato, mentre con la punta dell'altro toccava appena la terra, ed erano entrambi perfetti di forma, ambedue lucidi per la calzatura, così che pareano fatti con due pezzi di bitume giudaico; il braccio destro teneva a squadra levato in alto, e fra l'indice e il medio della mano, paglierina a cagione del guanto gentilmente stretto, il sigaro condotto a traverso molto oceano di fumo a deliziare gli ozii della gente dabbene. Ahi! zio, zio, se in quel punto io non cascai morto è segno che il mio petto fu fabbricato a prova di caldaia a vapore; sentii di un tratto nel cuore il diaccio, il morso dei centomila serpenti di cui va armata la invidia, e preso da ira, da rabbia, da una catasta insomma di passioni, corsi per uno specchio, dove, mirandomi, potere giudicare da me stesso se avessi potuto reggere il paragone con cotesto splendido giovanotto. Pare impossibile! E pure pieno dell'amore mio io non aveva nè anco pensato a provvedermi uno specchio; non importa niente, dissi fra me, che mi sovvenni di Narciso, e sperimentai a prova la bontà del suo metodo di educazione, mio signore zio, quando mi diceva essere di suprema necessità tirare su i figliuoli nella conoscenza di ogni mitologia così antica come moderna, perchè gli Dei importa riverire tutti. Andai pertanto in cucina e mi specchiai dentro il catino pieno di acqua; ahimè! non avendo atteso che l'acqua quietasse, immagini lei quale strazio fu fatto delle sembianze del suo povero nipote; tre nasi, occhi strabuzzati, bocca da servire di modello alla buca dove si buttano le lettere... fui per dare della testa nella muraglia e lo faceva se non avessi saputo di trovarla dura...
— Ringrazia Dio, che se l'acqua stava tranquilla tu correvi rischio d'innamorarti come Narciso del tuo volto, e rimanerti perpetuamente attaccato al catino in cucina.
— Dunque, poichè fu pel mio meglio, non dico altro su questo particolare e tiro innanzi.
Betta levò gli occhi al cielo, e certo in cotesto muto linguaggio disse una di queste due cose: