— Ebbene, to' questo e fuma; Betta, tanto che io fumo va a rifarmi il thè, e porta anco una caraffa di rum; sento il bisogno di ravvivare gli spiriti.
Il thè fu fatto, il rum portato; lo zio Orazio bevve dell'uno e dell'altro; camminava ora lento, ora concitato per la camera, e Betta lo seguiva col guardo volgendo il capo ora a destra ora a sinistra, quasi fosse stato un pendolo; alla fine Orazio disse, come favellando seco medesimo:
— Guà! tutto può darsi; ai tempi miei una donna dopo avere assistito alle missioni di un gesuita ingravidò, e partorì un figliuolo con le orecchie di asino; — poi rivolto al nipote soggiunse: — suadent cadentia sidera somnos; vien meco, che ti condurrò io stesso nel quartiere ammannito nel presagio del tuo ritorno.
Accompagnando poi col fatto le parole, tolse il candelliere e precede Marcello in certe stanze fatte accomodare per lui al terzo piano della casa; quivi egli lo lasciò dicendo:
— Non è terminato, ma non ti faceva così presto di ritorno, però quanto occorre ce lo troverai; poi se alcuna cosa ti abbisognasse suona il campanello. Buona notte. Addio.
Il giovane rifinito per la stanchezza, e dalla mansuetudine con la quale lo aveva accolto lo zio ricavando argomento a bene sperare, si gettò sul letto senza nè anco spogliarsi, e presto si fu addormentato. Se anche in cotesta notte sognasse, io non ve lo saprei contare, perchè non me lo disse. Sicuro! voi potreste apporre: questo non fa caso, dacchè voi altri, quando vi piace, entrate nel cervello degli uomini desti o addormentati, e ci vedete, o piuttosto voi ci volete vedere quello che vi pare e piace. Al quale obbietto rispondo che voi avete perfettamente ragione, ma che per ora non mi piace entrare nel cervello, nè in verun altro luogo dei miei personaggi, e chi legge si contenti sapere che il giovane giacque fino a giorno alto, e appena desto si sentì agitato dallo amore e dalla fame; quello era grande, ma questa non canzonava: il primo occupava tutta l'anima, la seconda tutto il corpo, l'uno toglieva refrigerio a mandare fuori sospiri, l'altro s'impazientiva a non mandare giù bocconi. Peccato proprio, che gl'innamorati non diventino sostanze spirituali, o per lo meno cicale, le quali, se la fama porge il vero, si nutrono di rugiada. L'appetito nella lotta con lo amore messo di sotto quattro volte e sei, allo improvviso prese il di sopra, e con tanto impeto, che Marcello si fece a corsa per uscire dal quartiere; la porta della stanza gli si aperse sotto mano e facilmente: non così l'uscio dello appartamento; allora lo scosse, lo spinse, e crescendo l'ira, tentò a calci sfondarlo, ma e' non venne a capo di niente, che l'assito era forte e gli arpioni gagliardi: quando si fu bene riscaldato, ammaccato nelle mani e nei piedi, dette spese al suo cervello, e si ricordò del cordone del campanello pendente in camera sua. Allora chiamandosi cento volte bestia e soffiandosi nelle dita afflitte, tornò lemme lemme in camera per sonare: del qual accidente mi è parso bene avvertire il lettore, non mica ond'ei ne pigli insegnamento, perchè so che quando gli capiterà incollerirsi, lo farà subito senza rispetti, accorgendosi dopo che avrà la spuma alla bocca e sarà andato in acqua per la pena, come con un po' di pazienza avrebbe avuto il fatto suo di quieto e con risparmio di salute e di tempo; onde se mi domanderanno perchè dunque mi è parso bene avvertirlo, dirò che non lo so nemmeno io; si dicono e si fanno e si sopportano tante cose cattive in questo mondo, che non si metteranno mica all'indice se ne ho detta una delle inutili.
Sonò pertanto Marcello, e mentre sporgeva la faccia verso la porta per vedere comparire qualche servo, sentì chiamarsi dalla finestra. Ciò gli parve strano, chè tale si è appunto l'indole dei cervelli bizzarri, voglio dire non sapersi capacitare che altri viva nel mondo balzani quanto o più di loro; recatosi pertanto alla finestra, guardò giù e vide Betta la quale seduta tranquillamente all'ombra di un fico, gli domandò perchè menasse tanto rumore.
— Perchè voglio scendere e fare... cioè salutare lo zio, e poi fare colazione.
— Di tutte queste cose due non si possono fare, ed una la puoi fare costà in camera.
— Come? Come? E quali sono le cose che non posso fare?