— Non vi peritate; dite addirittura che non è onesto, ed io vi risponderò che avete centomila ragioni; però se non è onesto io l'ho trovato utilissimo per fare presto e bene. Alla mia età l'uomo pende al sospettoso. Il diavolo, giova rammentarlo, è cattivo perchè vecchio. Adoperando questo spediente non vi recava ingiuria, imperciocchè se vi scopriva lusinghiera, vi avrei barattato i vostri cinque franchi con cento soldi; se all'opposto buona e santa donna, come vi predicava il nipote con fiducia piena e larghezza di cuore, vi avrei abbracciato e detto: — «vieni, cara creatura, a questo seno, che gli uomini non hanno potuto o saputo intristire tanto, ch'ei non sappia o possa amare, vieni; dammi una figliuola, io ti darò un padre». Praticando in diversa maniera ci sarebbero voluti anni, e nè anco sarebbero bastati, perchè, vedi, la esperienza è simile all'avvoltoio di Prometeo; insegna ma divora, e le lezioni ella si fa pagare in moneta di cuore, nè compie mai il suo corso, anzi quanto più ne frequenti la scuola, e più ti erudisce nella maledetta scienza di sospettare e temere. Ma adesso io, senza che tu il sapessi, da due giorni ascolto perfino i tuoi sospiri, speculo il moto e il colore della faccia, seguito con gli occhi il tuo ago, con te m'inginnocchio a Dio, alle tue preghiere m'unisco, poso il mio capo sul tuo guanciale, anzi sul tuo medesimo cuore, e ne sento i palpiti appena nati; — dirò di più... li presento prima che nascano... e da questa intima, indiscreta e disonesta conoscenza di te ne deriva questo, che io ti supplico a darmi una figliuola in te, mentre io ti prometto in me un padre di amore. —
Della favella, che Dio padre parlò prima ai nostri genitori, una parola sola rimase fra noi, e questa parola è perdono, così almeno cantava in poesia il vescovo Isaia Feignez; lo dice egli, e sarà, ma se dello idioma divino ci avanza tanto scarsa reliquia, bisogna dire che ci lasciasse interi il suono della voce e la benignità dello sguardo, con i quali l'accompagnava, perchè la Isabella si sentì presa da una dolcezza nuova, per cui non poteva fare altro che piangere ed esclamare:
— Signore! Signore! — Da poi che morì mamma, io non le aveva provate più... temeva averle perdute... ed ora le ho ritrovate... queste lacrime.
E non si perdono, se pria non perdi l'amore. Chi peregrina pel deserto vede talora smarrirsi per la sabbia il rigagnolo che gli dava coraggio; ma se non cessa l'animo, vada innanzi, che anco in mezzo al deserto rinverrà ombre di palmizii ed acque dolci, refrigerio della fatica, premio della perseveranza.
Il signore Orazio non piangeva, ma non si attentava a profferire parola, anzi neppure a movere atto, dacchè a mo' di tazza colma fino all'orlo dubitava al minimo urto traboccare ancora egli. Così pertanto, muti muti, durarono un pezzo, e quando si fu sfocato in entrambi l'ardente affetto, la signora Isabella disse:
— A fine di conto il torto è mio, che doveva sapere come l'uomo di grande ingegno possieda sempre larghezza di cuore; ed invero se lo intelletto è dono di Dio, deve significarsi per via di benefizii: ora quale maraviglia se io la trovo, caro signore Orazio, qual ella è, e quale a me correva l'obbligo di conoscere ch'ella bisognava che fosse.
Questo la giovane disse proprio col cuore, ma bisogna confessare che pensandoci una giornata non avrebbe potuto rinvenire piaggeria più piacente e più fina. Grazia gratis data alle donne gentili la è questa, di esalare quasi un profumo perenne di urbanità sia che favellino, sia che sorridano, o guardino od anco semplicemente si movano. Con le laudi gli uomini vengono propiziandosi le stesse divinità e veramente paiono divine se da un lato profferte da anime sinceramente consapevoli, e meritate dall'altro; e basta per la lode uno sguardo ed anco una stretta di mano. Quelle fra le lodi a cui possiamo fidarci meno, sono composte appunto di parole; tuttavolta anco in questo, chi se ne intende, vede per così dire palpitare il sangue, e del più puro che scorra dal cuore.
— Questo è discorsino profumato, rispose Orazio, tratto fuori dalla scatola dove le dame tengono i guanti, vera cambiale, che la vanità pagherebbe a vista, e forse anco la modestia non lascierebbe andare in protesto. Ad ogni modo va bene; dunque, figliuola mia, metti le tue robe nella valigia, chè nella giornata torno a pigliarti per condurti a Torino, dove ti accomoderò pel momento in casa di Orsola mia sorella, una buona donna, che potrebbe essere meglio, ma al punto medesimo centomila volte peggio, e quivi ti starai finchè sposa di Marcello non entri in casa tua.
— Signor Orazio....
— E dai con questo signor Orazio; tu devi chiamarmi zio... e se ti riescisse anco babbo, questo mi darebbe più consolazione..