— L'amai con tutto il cuore.

Orazio all'udire la parola cuore sopra le labbra di Omobono gli vibrò uno sguardo di sotto in su che parve una sassata.

— Ed ora morta l'odiate?

— Anzi l'amo due cotanti di più.

— E perchè, dunque, vi attentate oltraggiarne la memoria?

— Signore, voi avete moglie?

— Non l'ebbi mai.

— Ammogliato capireste a volo quello che scapolo non intenderete nè anco coi commenti. Due sono i giorni dolcissimi della vita maritale; il dì che la sposa entra in casa co' suoi piedi, e l'altro che n'esce portata in quattro. Comprendereste eziandio di un tratto come tre via dodici fa trentasei, che si può nel matrimonio dubitare di parecchie cose senza offendere la fama dei vivi nè la memoria dei morti, e nè anco a scapito dell'affezione che i coniugi hanno a conservare tra loro.

Al signore Orazio parve bene affrettarsi a uscire fuori da cotesti ragionamenti come da un sentiero melmoso; epperò ricondusse il discorso sopra la signora Isabella.

— Dunque voi avete una figliuola?