— No signore, l'ho perdonato.

— E' sembra che siate di facile contentatura.

— Non tanto; io l'ho punito, e nel punirlo ho pensato come del suo fallire parte n'era colpa egli, parte il bollore del sangue giovanile, parte il reo costume e i tempi perversi, e parte io.

— Voi?

— Sì, signore, per colpa mia, perchè non essendo sortito alla dignità di padre, non ebbi in dono l'arte di prevenire o di provvedere, d'insinuarmi nel cuore e d'ispirare riverenza, insomma o non volli, o non seppi esercitare tutte le qualità di padre: questa, e non altra, è la mia parte di colpa. Però come a parte della colpa io mi offersi a parte della pena; e se abbia sofferto nella trepidazione di morire privo di uno del mio sangue che mi chiudesse gli occhi, Dio, che tutto vede, lo sa. Quanto al nipote, deliberai che se un giorno mi tornasse pentito e corretto, io gli avrei aperto le braccia come se non avesse mai errato; la Provvidenza mi ha benedetto con questa grazia, e la mia anima ne ha sentito un giubilo tanto grande, che pari, io penso, non avrei mai provato se il mio nepote non si fosse mai dipartito dal retto cammino: e qui devo dirvi che rimase piacevolmente umiliata la mia presunzione, perchè io opinava che la parabola del figliuol prodigo andasse un po' carica di colore, parendomi strano che il padre avesse più gioia del figliuolo colpevole e pentito, che dell'altro rimasto perfetto; ma a prova ho conosciuto che Gesù Cristo in questa come in ogni altra cosa ha ragione — sempre ragione.

— Tutto ciò è bello, e, se volete, anche sublime; quanto a me, scusate, io l'ho per barocco, che mi sarei aspettato stasera piuttosto farmi frate, che udire discorsi così garbati e religiosi, massime dal signore Orazio, che gode per le cinque parti del mondo riputazione di empio, ed io credeva, vi chiedo scusa da capo, non affatto demeritata. Però come in tutto questo entri io veramente non so vedere.

— Eccoci alla stretta; con un po' di pazienza, non dubitate, tutti i nodi arrivano al pettine. — Mio nipote bandito dalla casa paterna venne a Milano, qui conobbe Isabella; in grazia di questa cara creatura io ringrazio il giorno e l'ora, che lo mandai fuori di casa; dacchè, sua mercede, egli ritorni il più degno figliuolo e utile cittadino e perfetto gentiluomo, che si potesse mai desiderare.

— Se altri che voi mi venisse a contare di questa sorte novelle, io terrei che si pigliasse gioco dei fatti miei; che Isabella fosse un fiore di virtù me n'era accorto anco troppo, ma che fosse diventata una via del paradiso non me lo sarei a mille miglia aspettato; tanto meglio; pigliatevela per voi, fatela rilegare in marocchino, dorare nelle intestature e tenetevela su lo inginocchiatoio per vostro uso, quando vorrete dare innanzi un passo sul cammino della perfezione.

— Il giovane prese ad ammirarla (continuò a dire Orazio, senza badare alle canzonature di Omobono) come cosa santa, e voi sapete, o forse non lo saprete, e ve lo dirò io: nel cuore dei giovani l'ammirazione trapassa presto ad un sentimento più tenero, e mio nepote amò vostra figlia. Ora, ed anco questo è di natura, le donne gentili di leggieri rimangono prese pei loro convertiti, ed anco

Amore a nullo amato amar perdona