CAPITOLO II.
La Morte.
La Betta pareva, che dormisse, ma il suo cervello se ne andava in volta scapigliato senza essere capace di somministrarle nulla di buono pei fatti suoi. O Betta, o Betta, in che ginestraio tu hai messo le gambe! Ed ora a qual santo ti voterai? Che pesci piglierai? La è una brutta matassa quella che hai preso a dipanare. Vogli o non vogli; non ci è caso, i polli li porti: che cosa arzigogoli mai, che qui non ci casca ombra di male? Non ricordi le parole del buon Gesù? Esse parlano chiaro: «Ma io vi dico, chiunque riguarda una donna per appetirla, già ha commesso adulterio con lei nel suo cuore.»
Non ci è cavillo, che tenga: il solo desiderio è peccato, e di che tinta! E poi, Betta, tu sei vecchia, e il diavolo, giusto è tristo perchè gli è vecchio; e puoi tu metter pegno, che Paride si rimarrà fermo al chiodo di chiamarsi satisfatto alla novella, che la gentildonna non l'odia? E non hai tu visto come navigava con le vele gonfie di desiderio in desiderio? Prima si contentava sapere, che ella non lo odiava; subito dopo voleva la promessa, che rimasta vedova con altri non si sposasse tranne con lui; per ultimo implorava un ricordo, prima nastro, poi capelli, e se tu gli davi spago, chi sa, che peste di roba avrebbe preteso per memoria. Si sa l'appetito viene mangiando, massime in faccende di amore; e tu, Betta, donna da bene, educata dallo esempio di quella santa femmina, che fu madonna Flaminia, ti sei condotta a questa età per diventare di un tratto trista insidiatrice dell'onore altrui, corrompitrice della onestà delle mogli; via, senza tanti ghirigori, mezzana?
Ouf che caldo! Ma alla fin fine tutto a filo di sinopia non può andare in questo mondo; però ci hanno messo la confessione, il suo bravo pentimento e la penitenza: ora gli è chiaro come l'acqua, che se peccato non fosse, nè manco tutte coteste belle cose potrebbero essere. E poi senti, Betta, vien qua, facciamo i conti: se Paride tuo non riceve refrigerio alla passione, che lo mangia, ne morirà disperato, la sua anima andrà perduta irrimediabilmente; e questo o non è male grosso? Puoi mettere addirittura grossissimo; però concesso male eziandio la raccomandazione, che intendo fare alla signora Fulvia; quale meno peggio dei due? — Diavolo! non occorre stadera nè braccio: si vede ad occhio. E tu, Betta, non conti nulla? Perdesti il tuo marito Bastiano, ch'era una coppa di oro, perdesti quel bello angiolo del tuo unico figliuolo Celso; tutto il tuo affetto riversasti sopra Paride; ogni cagione di vita riponesti sul capo di lui, ed ora dovresti sopravvivere anco a lui? La sarebbe una bella storia cotesta! Sicchè io mi volgo a te, Madonna santissima, e in te confido: se tu non fossi madre, non ci penserei nè manco di raccomandarmi a te; ma tu fosti madre, e soffristi per tuo figlio quanto donna al mondo sofferse mai; tu sentisti come una spada sola trafigga a un punto due cuori, quello del figliuolo e della madre; uno schiaffo percuota due gote, una spina laceri due capi: te, a ragione, chiamano Madonna dei sette dolori, e meglio direbbero dei settemila, te salutano refugio degli afflitti; però non mi abborrire se per questo meschino io mi adoperi, forse meno che dirittamente; se erro consigliami, se pecco perdonami: anco a santa Maria Maddalena, anco a santa Teresa fu molto perdonato perchè molto esse amarono, ed io pure amo svisceratamente, e non sia per vantarmi, ma l'amore delle prelodate due sante non fu tale da stare a petto al mio, perchè.... eccetera; chétati, lingua.... E a te domando, Vergine Maria, Madre del buon Consiglio, dove mai io non imprenda opera, che incontri il tuo sdegno, sovviemmi nell'angustia in cui mi trovo, suggerendomi il modo col quale io possa presentarmi alla signora Fulvia, e trovare grazia presso lei, affinchè, salva sempre la onestà sua, si benigni[2] darmi una mano per liberare questo dolcissimo mio figliuolo dalla mala morte in questa vita e dalla dannazione nell'altra.
Io per me non so come la sia ita, ma dopochè la coscienza diventò avvocata, nell'anima dell'uomo (di quella delle donne non importa ragionare), successe una grandissima strage di linee diritte; e Betta ce ne presenta lo esempio vivo: essendosi in questo modo messo l'animo in quiete, ella cominciò ad abbacare come potesse giungere fino alla Fulvia, e poichè rinvenne la via assai più presto, che non l'era dato sperare, così pensò davvero, che tanta spontaneità di fantasia non fosse senza manifesta protezione della Santissima Vergine. A Voi tutti, che leggete, è noto come in ogni tempo le femmine o vuoi buone, o vuoi triste si sieno dilettate delle gemme: la causa rimane ignota: crederono taluni, che ciò accadesse, perchè essendo le gioie ammirabile oggetto, lo spettatore dalla splendidezza di quelle fosse condotto a contemplare più spesso, e più intensamente la beltà, che se ne ornava la faccia e la persona; ma questa ragione non mi pare che c'incastri, perchè troppo più spesso delle famose, e delle giovani io ne vidi ornate le laide e le vecchie, che senza esse sarebbero passate, pel loro meglio, inavvertite; dunque poniamo in sodo il fatto, rimettendoci per iscoprirne le ragioni vere a quando troveranno le cateratte del Nilo. — Oltre le gemme, ai tempi della nostra storia, le donne insanivano dietro le trine di Malines, di Digione, e di altri paesi fiamminghi per coteste industrie famosi: oggi le nostre predilette ci hanno aggiunto due gusti, per far toccare con mano anco agl'increduli, che in proposito progresso elleno possono stare a petto di chiunque altro: le pelliccerie voglio dire e gli scialli turchi. — Così è, mentre i Russi congiurano per cacciare via i Turchi dalla Europa, le donne ce gl'introducono sotto forma di scialli fino in casa: chi la dura la vince; vedremo come l'andrà a terminare.
Ora, donna Flaminia d'Elci, moglie di Belisario Bulgarini, madre di Paride, comecchè fosse virtuosissima, ed insigne per bontà, pure ebbe un debole per le trine di cui mise insieme una famosa raccolta; la quale ebbe in custodia la Betta, come donna di fiducia e di simili faccende perita: ed ecco, che, pensando al pretesto per intromettersi in casa della Fulvia, le venne in mente di pigliare una scatola la quale empita dei più sfoggiati merletti girsene con quella ad offerirli in compra alla signora Fulvia: le piacque il trovato, se ne applaudì esclamando: — Brava Betta! — , ed è da supporsi, che dov'ella lo avesse potuto fare si sarebbe dato un bacio in un occhio. Più difficile le riuscì ammannire un discorso co' fiocchi: ne imbastì parecchi, ma veruno tirò fino in fondo, ond'essi terminarono collo incatricchiarsi fra loro, generando uno arruffio che nè anco Arianna sarebbe venuta a capo ravviare; allora considerò come i discorsi preparati in simili occasioni abbiano garbo del cavolo a merenda; e il meglio fosse imitare il pescatore, il quale gittò le reti dicendo: — Butta in mare, e spera in Dio.
La mattina per tempo si acconciò come per recarsi a messa, mise a parte del suo trovato Paride, che assai l'applause, e dopo concertate certe cosarelle fra loro uscì di casa con tale impeto, che pareva volesse correre il palio; ma dopo pochi passi rallentò il moto, il quale divenne più fievole mano a mano che si avvicinava al palazzo Griffoli: lo riconobbe, senza domandarne, dall'arme, che Paride le disse avere a rappresentare sei gigli messi in iscancío; stese la mano al picchiotto, lo strinse, lo lasciò andare, poi fatto cuor di leone bussò da spiritata: quel colpo parve che percotesse a un punto la porta e il suo cervello, però che essa balenò per cascare: sentì per di dentro uno strepito di passi accelerati, ed un borbottio che taroccava: — s'intende acqua, ma non tempesta, gli è il Duca, che vuol passare? — Aperto subito l'uscio, quando il servo insolente, come la più parte di quelli delle case magnatizie sono, si vide dinanzi cotesta vecchia azzimata con cera stizza, e voce di agresto, le domandò: