— No, signora, io non dimentico nulla: nacqui in villa, non so di lettere, ma so di religione e di onestà: io non vi propongo cosa, onde patisca offesa la vostra illibatezza, innanzi di proporvela io morirei: vi prego di una grazia, che voi potete.... anzi come cristiana dovete fare, ed è, che voi mi assicuriate, che non sentite odio per questo vostro misero e sviscerato amante, e mi concediate, che io da parte vostra glielo assicuri per voi.....
La Betta qui considerando come per siffatte parole non si alterasse la Fulvia (che rimase pensosa o tirando a indovinare lo sconosciuto amatore, ovvero deliziandosi nel compiacimento, che prova ogni femmina nel sapersi amata comecchè per nulla disposta a corrispondere di tenerezza), preso coraggio aggiunse: — Il figliuol mio da me è detto tale non perchè lo abbia generato io, ma sì perchè io lo allattai, io lo allevai; ma ciò non rileva: egli è giovane, bello, del bene di Dio ne ha anco troppo, valoroso, saputo, lo amano tutti... perchè dunque non me lo avreste ad amare voi? Mandategli in mercè del fervente amore un nastro, un fiore, una ciocca dei vostri capelli magnifici.... egli non vi comparirà al cospetto; se così vi piace si recherà in remote contrade, non tornerà senza il vostro permesso a Siena, e niente domanda, nè un colloquio, nè.... insomma nè manco un'et... solo vi scongiura, che gli mandiate a dire, che, se alla Provvidenza piacesse voi aveste a restare vedova, voi non gli vogliate preferire veruno altro uomo; o vedova, o lui...
— Dunque le trine?
— Furono scusa per arrivare fino a voi...
— E vostro figlio si chiama?
— Si chiama... un bel nome in verità... e mi hanno detto piacente alle femmine del tempo passato....
— Dunque?
— Si chiama Paride Bulgarini.
Se le avessero letto la sentenza di morte in faccia, se passeggiando per l'erbe e i fiori, una vipera si fosse ritta su a trafiggerle il piede, se un coltello le avesse dato per mezzo del cuore, la donna non avrebbe gittato urlo più straziante nè più pauroso; respinse di una potente spinta la Betta da sè, la quale, dopo mutati su le calcagna alcuni passi precipitosi, andò a cascare supina sul pavimento, ci rotolò ancora la cassetta, che apertasi, sparse da per tutto il tesoro delle sue trine; la Fulvia con subita vicenda di vermiglia diventò bianca come panno lavato, poi da capo pavonazza, e all'ultimo del colore della morte, barellò per cadere, senonchè di repente, ricuperate anzi cresciutele fuori di misura le forze, diede un salto all'uscio, ne aperse furiosa le imposte, e sparve sbatacchiandole con impeto dietro di sè.
La Betta stentò a rimettersi in piedi non tanto per le sconce ammaccature riportate dalla caduta, quanto molto più per lo sbigottimento, che la opprimeva; a crescerle il quale ecco sopraggiungere la vecchia, che pareva il caval bianco dell'Apocalisse, a dirle ingiuria e a spaventarla.