— E sì e sì che tu mi ami, fellona nata per la perdizione dell'anima mia; or di' su, se non ti garbasse l'amore del Bulgarini, o che ti avrebbe a premere di lui? Che ti fa ch'egli stia sopra terra o sotto? Così da lui non avresti più briga nel mondo....
La Fulvia fece spallucce impazientita, e rispose poi:
— Di qua, ma al mondo di là pensate mai, Lelio? — Alle corte, voi siete tale fantino, che con voi non si vince nè s'impatta, io vi giuro da gentildonna di onore, che se mettete una mano addosso al Bulgarino io lo paleserò al Papa, e chiamatemi bastarda di casa Piccolomini se io non vi rendo il più tristo uomo, che viva adesso sotto la cappa del sole.
— Non andate su i mazzi, via: io non gli porrò le mani addosso.
— Giuratemelo da cavaliere onorato.
— Ve lo giuro da cavaliere di onore.
— E giuratemi altresì, che anco per via indiretta vi asterrete da qualunque oltraggio, ferita o percossa.
— Ed anco questo giuro.
— Or bene, adesso attendete a guarirvi, sicchè in breve possiate accompagnarmi a Roma, che mi pare mille anni di levarmi da tanto travaglio.
Così dicendo partiva: non potevano per anco essere passati cinque minuti da quando ella lasciò la camera di Lelio, che questi chiamata la Caterina se la fece sedere al fianco, e con voce blanda le disse: