— Caterina, tu sei vecchia di casa mia; tu mi fosti sempre fedele, i miei ed io sempre amorevoli a te; già l'onore mio si può dire l'onore tuo: ora parlami schietto come faresti davanti a Dio, e non temere d'indiscretezza, sai! che chiamarmi segreto come il sepolcro gli è piccolo paragone per me. Dimmi dunque come la è passata stamani la faccenda con la mezzana del Bulgarini? Che le riportò questa, e che le rispose la Fulvia? Quali concerti presero? Dove stabilirono trovarsi? Era la sesta o la dodicesima volta ch'ella ci veniva? Dimmi, e fa di ricordartelo bene: udisti rammentare la Tofano? il nome della Spera fu pronunziato da loro? Parlarono di acquetta? Ma perchè non rispondi.... non hai risposto ancora? Ti penti eh? L'hai avuta la imbeccata? Ti farò parlare al corpo di Cristo....
— Gesù mio! che cosa mi tocca a udire! esclamò la Caterina turandosi con gl'indici delle due mani le orecchie....
— Parla, strega, ti dico.... parla.
— Signore benedetto! come posso rispondervi io se favellate sempre voi? Ascoltate; e qui prese a raccontargli il caso della Betta appuntino come glielo aveva esposto la Fulvia, e com'era di fatto.
Lelio si arrabattava, pareva preso dalla colica; che cosa avrebbe fatto costui scoprendosi vituperato non si sa, se tanto insaniva nel sapersi riverito. Finalmente con una faccia, che pareva Longino, interrogò la Caterina, che gli tremava davanti come una vetta:
— Ma che diavolo vi mulina per la testa stamani? Non vi sarebbe mica entrato satanasso in corpo?
— Portami qui la immagine di Dio.
— Dove l'avete? In casa io non ce l'ho mai vista.
— Via, un Crocifisso, egli è lo stesso.