E più non potè dire: un singulto gli troncò la parola e la vita. Per consiglio, anzi per ordine espresso del medico, fu ordinato che senza perdita di tempo il corpo o piuttosto i miserandi avanzi del corpo di Paride si ponessero dentro una cassa di quercie piena di calcina forte, ed occorrendo, la prima con una seconda cassa si fasciasse come invero fu fatto. Osservarono, ed anco questo diede novella prova dello avvelenamento, come nel levare il cadavere dal letto per metterlo dentro la cassa lasciasse la massima parte dei capelli sul guanciale, e gli cascassero le unghie dalle mani diventate nere. Essendogli stato rinvenuto il testamento sotto l'origliere, si notò, che di veruno dei tre accorsi tornarono utili gli uffici; così la va pur troppo, mentre un uomo solo può far male quanto vuole, ed anco più di quello che vuole, una moltitudine di uomini si trova inetta a ripararne la minima parte, ed anco questo si chiama provvidenza.
Non invitato era comparso un altro personaggio, ed era il bargello, che avuto fumo della cosa venne a pigliare notizie per informarne il Magistrato degli Otto; non ci fu mestiero argutezza, per mettere la mano sul filo della matassa: la Betta aveva la chiave di ogni cosa: dov'è la Betta? Chiamisi la Betta. Si fruga, si rovista, mandasi fuori, e da per tutto si cerca, tranne nel luogo dove sembrava più facile rinvenirla, in camera sua. Andarono, trovatala chiusa, di uno spintone scassinarono l'uscio. Betta giaceva morta sul pavimento accanto ad un inginocchiatoio; erano in lei meno gagliardi, pure tutti i segni di veleno come in Paride: di fatti sopra lo inginocchiatoio appariva la guastada della Manna di san Niccolò di Bari vuota fino all'ultima goccia; cadendo riversa l'era schizzato fuor della tasca del grembiale uno stiletto, che fu riconosciuto appartenere a Paride.
.... Betta giaceva morta sul pavimento accanto ad un inginocchiatoio; (Pag. 78.)
Dietro alquante lievi ricerche si venne a sapere come Betta, quando sparve dalla camera dopo le parole fiere del medico, fattasi a certo stipo ne cavasse fuori un pugnale, riponendovi in vece e chiudendovi a chiave la caraffa dell'acqua tofana; poi uscì correndo. Recatasi all'albergo dell'Àncora di oro domandò del medico romano, e dall'oste le fu risposto con una carta d'improperi contro cotesto farabutto, che appena ella aveva sceso le scale egli le aveva tenuto dietro, ed essi avevano creduto la seguitasse a casa per visitare lo infermo; ma sendo scorse parecchie ore della notte, senza vederlo tornare, saliti nella sua camera avevano veduto, come l'assassino avesse loro lasciato in pagamento la valigia piena di paglia e la parrucca di cui compariva incamuffato; male patendo la beffa, e il danno, essersi l'oste condotto fino alla porta Romana per domandare alla guardia se avesse visto passare gente, e la guardia avere risposto, che sì, ma verso la terza ora di notte, e volere adesso rincorrere l'uomo, il quale, a quanto sembrava, buon cavallo aveva sotto, egli era come andare a mettere un pizzico di sale su la coda di una rondine. Allora la Betta si ridusse a casa; chi l'avesse vista, per certo avrebbe detto: costei porta la morte in seno; riaperse lo stipo, prese la guastada della mortale acquetta e con essa in mano si chiuse in camera.
Pare, che suo intendimento fosse uccidere prima il medico traditore, poi sè forse di ferro: mutò pensiero, e le piacque procurarsi morte uguale a quella, onde periva il suo Paride. Dimenticò rimettere al posto il pugnale, chè altra cura la tribolava: s'inginocchiò davanti la Beata Vergine, pregò per Paride, per tutti e per sè, con molte lacrime chiese perdono di quanto stava per commettere, confessò a Dio padre le sue peccata, e per ultimo bevve tutto fino all'ultima stilla l'acqua tofana; nè si rimase dallo stare genuflessa, finchè gli atroci dolori di visceri non la costrinsero a contorcersi convulsa sul pavimento. Quivi spirò supplicando a vicenda ora la Madonna ed ora Paride.
Povera Betta! — Povera Betta! Aveva tanto cuore la povera Betta.... ah!