E lo condusse al piano superiore; giunto in sala vide che l'orologio stava per iscoccare le ore quattro di notte, ond'ei lo tirò indietro quasi un'ora, e sottovoce avvertì Ciriaco:
— Non ti maravigliare; ti licenzierò quando l'orologio sonerà le quattro; alle tre ore il medico romano stanziava tuttavia allo albergo, alle tre ore tu ti trovi qui.... capisci! Per ogni casaccio tu nella medesima ora non potevi trovarti in due luoghi.
— Voi dite unicamente: non basta essere nato gentiluomo per pescare di simili acutezze, ma bisogna altresì essere stati, almanco dieci anni, mercanti.
Lelio presenta Ciriaco alla Fulvia molto scusandolo dello arnese in cui le compariva davanti, ed ella lo assolvè di leggeri perchè molto le premeva appagare la sua curiosità, e molto per sollevarsi dalla tetra noia che l'oppressava. Ciriaco espose non avere veduto il papa, bensì saputo dal fratello don Mario, dal figliuolo di lui Flavio cardinale padrone, non meno che da don Agostino nipote, che papa Alessandro quanto a salute ne aveva da rivendere, però di spirito non trovarsi a punto per via dello affronto, che gli pareva avere ricevuto nella pace dei Pirenei, dove non lo avevano considerato nè manco per istrofinacciolo; e pensando, che questo gli era venuto da due potenze per eccellenza cattoliche, la Francia e la Spagna, gli trafiggeva il cuore. Arrogi, che la faccenda tutta era stata negoziata dall'eminentissimo Mazzarino a cui, come cardinale di santa madre Chiesa, non toccava tirare i sassi in colombaia: in Corte mulinarsi grandi disegni contro Parma e Modena a ragione considerate nemiche, sicchè il papa essersi ormai risoluto d'incamerare il ducato di Castro, e volere rimuginare cielo e terra, perchè dal patrimonio ecclesiastico mai più per lo avvenire si separasse. Il cardinale padrone, e don Mario incontrare, secondo il solito, contrarietà grandi per la parte dei primati per invidia, e dalla parte del popolo per le cresciute gravezze come se questo pretendesse vivere a ufo nel mondo, e di un tratto far portare altrui il basto, che natura volle egli solo portasse: ma ormai, potenti per le nozze Borghese, e molto eziandio contando sopra la guardia corsa sotto i comandi di don Mario tenersi bene in sella da non temere scavalcature. Le principesse mandarle mille riverenze e saluti: volerla ad ogni patto a Roma per le feste dei santi Pietro e Paolo, dacchè per le pasquali ella non aveva voluto andare: mal per lei se mancasse, gliene avrebbero serbato il broncio almeno un secolo. Così di parola in parola tirata proprio co' denti, per allungare il discorso, si arrivò fino al battere dell'ora. — Messer Lelio facendo le maraviglie, disse:
— Siamo sempre a buona otta; io credeva che fosse più tardi; l'orologio se non falla ha sonato le tre. Ciriaco tu dal lungo cavalcare devi sentirti le costole rotte; va a riposo, e procura domani di essere levato per tempo.
— Lustrissimo, sì, e la signoria illustrissima di donna Fulvia non vuole farmi l'onore dei suoi comandi?
— Ciriaco, o di tuo padre infermo non hai a dire motto?
— Ah! sì, povero uomo; al mio giungere in Roma trovai, ch'egli si era già partito per quella grande isola, che si chiama Eternità, ond'io non credei prudente per ora seguitarcelo per sapere da lui se gli dava più noia la podagra. Questo sarà per un'altra volta.
— Va, Ciriaco, possa il tuo viaggio non avere avuto peggiore causa di questa: a te ed a cui te lo ha fatto fare auguro riposo, e notte tranquilla.
Era istinto che la faceva favellare così, od era un presagio dell'anima? Come il vaso dove stette custodito l'ottimo vino, sebbene vuoto tramanda odore sfumato, che pure lo rammenta, così l'anima mala, quantunque s'infinga, empie l'aere dintorno di un fluido elettrico, che la rivela.