Intanto la Fulvia rimasta in Siena di breve venne chiarita dello errore suo, e seppe Lattanzio non essere larva od ombra vana, bensì giovane potente di vita e di leggiadria: quella sua faccia piena di corruccio, e pure di grazia le stava impressa nella mente, perchè simile alla sembianza di Paride quando nella sua immaginativa divenuto pio le pronunziò la parola di perdono; e dove mai ella avesse potuto dimenticarlo, troppo spesso incontrava Lattanzio, perchè non le venisse rinfrescata; il quale, a vero dire, la guardava sempre a squarcia sacco, anzi un dì peggio dell'altro, e nondimanco la Fulvia nutriva in cuore la speranza, che l'ira fosse giunta sul pendìo, pari al marinaio, che, nel massimo infuriare della tempesta, presente non lontano il termine di lei. A poco a poco tanto nel desiderio di Lattanzio si accese, che in meno di un mese le parti di Paride verso la Fulvia parvero mutarsi in quelle di Fulvia verso Lattanzio; lui cercava, ed anch'egli un po' cercava lei non fosse altro per farle, com'ei credeva, paura; lui nella segreta sua stanza indefessa invocava, per lui vigilava, per lui pregava, per lui sentiva struggersi dentro. Mirabile a dirsi! Comecchè giacente in letto si fosse, col cortinaggio chiuso, e chiuse del pari le finestre e le imposte, di un tratto un tremito fitto le si metteva addosso, i denti le battevano, e gli occhi intantochè esclamava smaniosa: — Eccolo! eccolo! — Chi ecco? — Egli, Lattanzio, il Bulgarini. — Temerono un pezzo, ch'ella non finisse per dare il tuffo nello scimunito; ma in breve toccarono con mano, come Lattanzio presentito, e preannunziato da Fulvia, o si affacciava in cotesto punto alla contrada, o stava poco a vedercelo capitare. Ai giorni nostri chi crede a simili presentimenti, chi no; ma a senso mio è più facile negare la virtù magnetica, che dimostrare sul sodo ch'ella non sia. Questo intenso desìo, crescendo di ardore diventò spasimo; ond'ella all'ultimo deliberò, postergato il pericolo, ogni verecondia cessata, di chiamare Lattanzio a privato colloquio.

A privato colloquio! Ma sa ella che il cuore di questa sua Fulvia assai mi ha l'aria di un pagherò all'ordine s. p., il quale in meno che non si recita un credo può girarsi ad una serqua di persone. — Scusi, mio lettore garbato, prima di tutto, o (come i Piemontesi invariabilmente scrivono, e bene) innanzi tratto, io non mi sono impegnato a mantenerle la Fulvia uno stinco di santo, nè farina da farne ostie; e poi cotesto amore era una faccenda, la quale non generata da obietto esterno, bensì si accendeva dentro, e quivi nata e cresciuta, calzata e vestita si riversava fuori; nel che corre grandissimo divario: la prima senza uomo non può stare, la seconda sta anco con la rimembranza: sicuro eh! e chi lo nega? Quando il tuo amore gli è bello formato nel penetrale dell'anima tua, se ti occorre una nicchia dove posarlo tu ce lo metti subito, e ti pare leggerezza, o peggio, e non è così. Fulvia si era condotta ad amare Paride morto, adesso quando se lo aspetta meno, si mira comparire davanti un Paride vivo, e per di più fatto a pennello, e il suo cuore si volge a questo: veda, e' fu come passare di camera in salotto: di più io non so dirle, per maggiori spiegazioni, benigno lettore, io la rimando alla sua moglie, che naturalmente se ne intenderà più di me: per la qual cosa la non m'impacci di più, e mi lasci finire il racconto.

Pertanto ella si mise a pensare sul modo di avvertire Lattanzio del suo desiderio: avrebbe voluto scrivergli, ma se costui la odiava, e avesse voluto intorarsi nell'odio, non poteva adoperare cotesto suo invito per farla la più vituperata femmina del mondo? E poi che dirgli? Se poco o non sarebbe venuto, o chi sa che mai avrebbe abbacato col cervello: se molto, ci era il caso, di vederci entrare chi doveva starne lontano, vo' dire Don Mattias de' Medici governatore di Siena, ovvero i Signori Otto. Meglio commettere il negozio in mano a donna discreta, che andasse a tenergliene proposito destreggendosi cauta per non fare scappucci: ma dallo altro canto rammemorando i modi da lei e da suo marito adoperati a danno della povera Betta, quando le si condusse davanti messaggera di Paride, s'invilì peritandosi di porre allo sbaraglio qualche persona dabbene: di altre non si sarebbe potuto senza suo biasimo infinito giovare. — Stringendo ogni ora più veemente la necessità, bisognò non istar più sul lellarla e prendere partito, onde si risolvè scrivergli: alla peggio avrebbe potuto stracciare la lettera.... sempre meglio, che scaraventare giù una donna, ovvero uomo per le scale con pericolo di fiaccargli il nodo del collo. Rispetto poi a serbare la lettera e girsene intorno a mostrarla per rendere lei contennenda ed infame.... siffatte ribalderie tra gentiluomini, ella pensava, non costumano.... si trattasse di un popolano, ti dia la peste! Insomma scrisse. O che scrisse? Vediamo, leggiamo, sentiamo. Largo, donne mie, ella era una lettera scema come.... talvolta ne scrivono talune femminuccie senz'arte nè parte; io ve la riferirò in succinto:

«Signor Lattanzio Bulgarini,

«Se siete, come non dubito, gentiluomo, stasera a due ore di notte vi aspetto a casa mia: mi pesa essere odiata da voi senza ragione, e solo che mi concediate un po' di ascolto, io mi auguro chiarirvi interamente. Vi chiamo in casa mia perchè darvi la posta altrove non mi parve onesto nè sicuro: pregovi, per la memoria di Paride fratel vostro, a non farmi attendere invano. Mio marito da molti giorni sta in campagna per ricreare alquanto la inferma salute. State sano, e supplicando Dio, che vi tenga nella sua santa custodia mi sottoscrivo: Io Fulvia Griffoli nata Piccolomini mano propria, Siena 15 giugno 1660.»

Lattanzio quando ricevè la lettera di Fulvia sapete voi a cui pensava? Ve lo dirò io, pensava alla Fulvia; da qualche giorno si spaventava per sentirsi di ora in ora meno infellonito contro lei; e sì che il grido del fratello chiedente vendetta gl'intronava le orecchie; aveva giurato vendicare la fraterna vita, e piuttostochè mancare si sarebbe con le proprie mani scannato. O dunque? Anco il lupo talvolta ha bisogno di aizzarsi all'ira sferzandosi la pancia con la coda; anco il toro prima della battaglia contro il rivale s'inferocisce cozzando delle corna nei tronchi degli alberi. Lattanzio si sarebbe dato la disciplina, se non avesse temuto di farsi male. Al ricevere che fece la lettera della Fulvia, spiccò un salto, anzi ne spiccò due; proruppe in giuramenti da tirare giù i travicelli del paradiso (il che per parentesi non sentì troppo del gentiluomo) poi urlando e pestando i piedi, chiamò i servi ordinando loro di troncare tutte e due le braccia a suono di bastonate al portatore della lettera.

— O che un braccio solo non avrebbe a bastare? Domandò uno dei servi.

— No signore, tutte e due, e tre se gli avesse.

— Come comanda vostra signoria lustrissima.

Ma potevano forse essere i servi giunti a mezza la prima scala, che Lattanzio uscendo con impeto di camera, e correndo loro dietro gridava a squarciagola: — Bernardino addietro! Qua Giovanni, qua.